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Vangelo della Domenica: le intenzioni errate nel seguire Cristo

Lascia che i morti seppelliscano i loro morti

Ecco un versetto che, a prima vista, farebbe arrabbiare chiunque:

A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio». (Lc 9,59-60)

“Aspetta un attimo… Signore, muore mio padre e mi dici che non mi devo preoccupare di seppellirlo, ma di annunciare il regno di Dio? Ma è assurdo!”

In effetti, chi non la penserebbe così? Gesù, stavolta di sua iniziativa, chiama un altro uomo a seguirlo. Egli risponde che non può, perché ha un’altra cosa importante da fare: seppellire il padre defunto. Ma la risposta di Cristo è lapidaria e spiazzante. Nessuno se la sarebbe aspettata.

Il Maestro mette in evidenza un altro errore in cui si può cadere nel seguirlo: il non riuscire a dare le giuste priorità alle cose importanti della vita. Egli chiede di andare e annunciare, quindi di essere testimoni vivi della parola che salva, per poi compiere tranquillamente il resto in seguito.

A volte si diventa schiavi di alcune situazioni che la vita pone davanti: i problemi in famiglia, la mancanza del lavoro, un lutto improvviso, un figlio sbandato, il servizio vissuto male e molto altro ancora. È come cadere in un buco nero, che lentamente risucchia tutta quella luce che ognuno porta dentro di sé. Si mette al centro il proprio dolore e si comincia a morire lentamente, fino a quando ci si chiude a riccio.

Come dei morti viventi, si affrontano le giornate senza uno sguardo positivo sul futuro, senza speranza nel cuore. Questo può accadere a tutti, anche ai cristiani in cammino. Ci si ferma al Venerdì Santo e non si va al di là del proprio sepolcro. Ma Gesù usa il verbo “và”, un termine che nel Vangelo viene ripetuto ogni volta in cui la fede di qualcuno ottiene il miracolo.

Ecco cosa ci vuole per seguire Cristo: il dono di una fede vera. Anche se è piccola, anche se è provata, deve esserci. Per questo è importante chiedere a Dio il dono di una fede più grande. E la fede la riceviamo nella misura in cui non abbiamo paura. Entrambe non possono coesistere.

Quando abbiamo molta fede, non abbiamo paura e quando abbiamo molta paura, la nostra fede è piccola. Solo mettendo Dio al primo posto, tutto il resto si riempie di luce nuova e si diventa annunciatori del regno con la propria vita.

La mano all’aratro e il volgersi indietro

Il cammino prevede fatica, in esso si ha bisogno di mettere Dio sempre al centro, ma c’è un altro errore in cui si rischia di cadere: lasciare che il passato influenzi il presente.

Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio». (Lc 9, 61-62)

A volte la fatica del cammino comincia a farsi sentire nel corso degli anni. Ci possono essere dei periodi in cui si è stanchi di lottare, di soffrire, di seminare nel marmo. Si può arrivare ad essere stanchi di venire perseguitati, derisi, oppure emarginati per la propria fede. Insomma, i problemi possono essere tanti.

Quando arrivano questi periodi, la mente automaticamente trova un certo conforto nel passato, andando a ripescare i ricordi. Come il popolo di Israele, anche noi spesso cadiamo nella voglia delle “cipolle d’Egitto”, ovvero cominciamo ad essere vittime della nostalgia.

Vivere condizionati dal passato, è una piaga che può generare tante conseguenze negative nel proprio presente. Si può anche arrivare a pensare che la vita di peccato che si faceva un tempo, non era poi così male. Oppure che una volta non c’era bisogno di lottare così tanto per certi principi morali. Oppure che certe persone magari sarebbero rimaste, se non ci fosse stata la fede di mezzo. Cristo, invece, esorta a fare un’altra cosa: andare avanti, sempre!

Guardare avanti: vivere la propria vita nella libertà di spirito, senza essere attaccati al passato e alle cose che la vita ci offre, nonostante la loro importanza. È la legge della libertà che San Paolo espone nella lettera ai Galati. Non si tratta di sentirsi liberi di fare quello che si vuole, giustificando il male commesso, ma di imparare a vivere nel mondo, andando contro corrente. Questo significa seguire Cristo.

Essere luce nel mondo

Vivere il proprio presente e non essere schiavi del proprio passato, non avere presunte sicurezze sul futuro, cercare di abbandonarsi alle braccia del Padre, mantenendosi con i piedi per terra e con l’animo umile. Il fine? Vivere una vera relazione d’amore libero con Dio, imparando così ad essere veri testimoni luminosi, in un mondo che si sta chiudendo nell’oscurità.

Buona Domenica a tutti!

Giuseppe

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