LibreriadelSanto.it - La prima libreria cattolica online

Vangelo della Domenica: le intenzioni errate nel seguire Cristo

Ci sarebbe molto da dire riguardo il brano del Vangelo proposto questa Domenica. Leggendo con cura il testo, ne emerge chiaramente il tema centrale: le intenzioni errate nel seguire Cristo. Ecco una nostra riflessione sul Vangelo di questa 13° Domenica del tempo ordinario.

Giudizi senza misericordia

Il brano ha inizio con Gesù che prende la ferma decisione di incamminarsi verso Gerusalemme. Il tempo è quasi giunto e il Figlio dell’uomo deve avviarsi per portare a compimento la sua missione. Il testo evangelico presenta quattro situazioni che si verificano durante questo cammino verso la città Santa.

La prima è la pessima figura dei discepoli nei confronti del Maestro. Una città di samaritani non accoglie Cristo al suo arrivo e gli apostoli, nella loro presunzione, pensano di chiedergli se sia il caso di usare minacce di morte o altro, come risposta alla loro chiusura.

“Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.” (Lc 9,54-56)

Quando leggo questo versetto, immagino sempre questa scena: gli apostoli, presi dalla loro rabbia, mischiata a sdegno e altezzosità, vanno da Gesù e gli dicono: «Maestro, che ne dici? Li facciamo spaventare a morte, così imparano? Gli diciamo che sono condannati, che sono nel peccato e che Dio li punirà per la loro insolenza?». E a quel punto, immagino Cristo che si ferma, li guarda e ne dice quattro proprio a tutti!

Non so cosa il Signore abbia detto agli apostoli, ma di certo non sarà stato piacevole. Nessun rimproverò lo è. Credo che al centro di questo richiamo, ci sia l’importanza di mostrare il vero volto di Dio, che è amore. Non si tratta di scandalizzare con parole e minacce, come se Dio fosse un punitore. E invece, spesso si cade in questo errore.

Quante volte capita di provare rabbia e sdegno nei confronti di chi non crede, manca di rispetto a Dio, odia la Chiesa e gli stessi cristiani? Questo accade anche verso chi si accanisce contro determinate categorie di persone: in questi casi, si tende a puntare il dito sui peccati commessi, ad andarci giù pesante con le maledizioni, con le punizioni divine e con l’augurio di andare all’Inferno. 

Perché, come cristiani, si arriva al punto di dire certe cose? Che razza di testimonianza si sta dando, quando sui social si sputa così tanto veleno? Che cosa si ottiene insultando, maledicendo e giudicando? Forse non ci si è mai posti questa domanda: se tante persone non si avvicinano a Dio e alla Chiesa, non sarà anche per l’errata testimonianza da parte di alcuni fratelli cristiani?

Ne avevo già parlato in un altro articolo, bisogna smetterla di sentirsi “cavalieri della Santa Inquisizione”. Annunciare Cristo non vuol dire sentirsi superiori perché si ha la verità in tasca, né che il resto del mondo è da condannare a prescindere. Sarebbe meglio imparare a volgere lo sguardo alle travi che si trovano nel proprio occhio, invece di enfatizzare la pagliuzza in quello dei fratelli. Lasciamo a Dio il compito di giudicare, almeno lui usa misericordia. 

Il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo

Dopo il rimprovero agli apostoli, Gesù incontra varie persone durante il tragitto. Una di esse gli dice: «Ti seguirò dovunque tu vada».  E Gesù risponde: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».

Spesso mi sono interrogato su questa strana risposta. Abbiamo davanti un tale che, pieno di entusiasmo, promette a Cristo che lo avrebbe seguito dovunque. Ma il Signore, che scruta e rivela i pensieri di molti, sa cosa spinge il cuore di quest’uomo: la convinzione che seguire il Maestro lo avrebbe condotto a delle sicurezze.

A volte si pensa che seguire il Signore, pregarlo e servirlo, permetterà di vivere una vita più felice, piena di cose belle e priva di alcun male. Pessimo errore. Lo stesso libro del Siracide lo conferma:

“Figlio, se ti presenti per servire il Signore, preparati alla tentazione.” (Sir 2,1)

Se si crede che il Signore sia un talismano che toglie dai guai, un distributore nel quale si inserisce una moneta per ricevere una bibita, oppure che con lui non si dovrà mai lottare per ottenere certi risultati, si è totalmente fuori strada.

Innanzitutto, seguire Cristo non è facile. Anzi, è una vera e propria sfida quotidiana, che spesso presenta molte amarezze. Non perché sia colpa di Dio, ma perché viviamo in un mondo che va letteralmente verso un’altra direzione. È vero che l’amore del Signore è grande, ma purtroppo si deve sempre fare i conti con la realtà. L’entusiasmo spesso rende ciechi e non fa stare con i piedi per terra.

Il Figlio dell’uomo non ha mai riposo, mai. Invece, l’uomo è limitato. Arriva fino ad un certo punto. Il suo cuore facilmente si corrompe e non riesce ad essere perseverante. Non credo che Dio voglia discepoli ciechi e ubriachi di entusiasmo, ma persone responsabili che sanno stare con i piedi per terra, che sanno affrontare la realtà per quella che è e che vivono il proprio limite nella gioia.

Continua a pagina 2

Lascia un commento