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Vangelo della Domenica: la vita dipende da ciò che si possiede?

La vita non dipende da ciò che si possiede

Il Vangelo di questa Domenica si apre con un particolare dilemma: 

Uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». 

Ecco, già da questi versi possiamo notare come Gesù non dia una risposta immediata, ma controbatta con un’ulteriore domanda. Coloro che lo ascoltavano, vedevano chiaramente Gesù come un maestro diverso dagli altri, incredibile per la sua sapienza e per i miracoli che compiva.

Per questo motivo, l’uomo gli chiede una risposta al problema che affligge da sempre le famiglie: che fare degli averi di una persona cara quando muore? A chi finiranno? Come distribuire in maniera equa tale eredità? 

Il problema sostanziale non è il saper dividere le ricchezze, ma l’attaccamento morboso in cui si rischia di cadere nel volerle possedere.

La dimensione terrena

Il Vangelo continua con Gesù che racconta una parabola molto provocatoria:

Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e divertiti!.»

Questa è la classica immagine di colui che accumula solo per sé e non divide le cose con gli altri. Certo, quest’uomo ha lavorato per tanto tempo e si è guadagnato giustamente questo grande “tesoro”. Il problema è che decide di pensare solo a se stesso, senza con-dividerlo con qualcuno. L’avere queste ricchezze lo fa sentire appagato, in pace, felice. 

Ma la vita non dipende da ciò che si possiede. Per questo Gesù continua, dicendo: 

Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”.

Queste parole sono rivolte personalmente a ciascuno di noi. Ogni giorno siamo alla ricerca di qualcosa di nuovo che magari possa garantirci un po’ di benessere. Potremmo bramare di possedere qualche particolare oggetto che ci solletica il cuore da molto tempo, oppure desideriamo una soddisfazione lavorativa o magari un po’ di soldi in più nella busta paga. Gli esempi non mancano, quando si parla di ricchezza e bramosia.

Sono tante le cose belle che il mondo ci offre, ma di certo non possiamo rischiare di cadere nel materialismo sfrenato. Gesù non condanna la ricchezza in sé. La vera lotta è nel cuore dell’uomo. Esso si lascia sedurre da false promesse di felicità, per poi arrivare ad una chiusura totale e ad una profonda cecità.

Da sempre il mondo si divide in due parti: i poveri e i ricchi. Ma la povertà non esiste nel mondo per mancanza di ricchezze, ma per la loro errata distribuzione. C’è chi ha troppo poco e chi invece ha troppo. 

La dimensione spirituale

C’è un altro livello di interpretazione che possiamo tirare fuori da questo brano. Se il pericolo che corriamo è la bramosia delle cose del mondo, chi ci dice che non possiamo cadere in una sorta di bramosia spirituale?

È un tema molto delicato, però mi rendo conto che spesso viviamo certe relazioni come il protagonista della nostra parabola. A volte raccogliamo abbondantemente attenzioni dagli altri, ci sentiamo ben voluti e importanti.

Ed il cuore si allarga, come il granaio costruito da quest’uomo. Dentro di esso mettiamo tutti i nostri legami più importanti. Li teniamo per noi, magari con l’intenzione di custodirli. Questo non è sbagliato, però a volte si cade nell’errore di soffocare l’altro, privandolo della sua libertà. È un po’ come una coppia di innamorati che entra in conflitto per gelosia.

Spesso mi sono trovato ad assistere ad imbarazzanti litigi tra coppie, causati da motivi stupidi e nati dal veleno della gelosia. Per quanto si possa avere paura di un allontanamento da parte dell’altro, la gelosia sarà sempre un veleno che infetterà la relazione, soffocandola. L’amore se non è libero non è amore, perché amare è saper accettare il rischio della libertà dell’altro.

Questo discorso è applicabile anche ad altri campi, come la vita religiosa, le amicizie, ecc…

Il tesoro che non marcisce

Gesù conclude dicendo: 

«Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio.»

Arricchirsi presso Dio significa riempirsi di lui, scoprire questa ricchezza di grazia e aprire i propri granai con amore verso gli altri. L’amore è dono e per donare, le porte devono essere aperte. Solo così emaniamo profumo di libertà. È vero che donare richiede sacrificio, ma la carità come potrebbe attualizzarsi senza di esso?

Allora cari lettori, in questa nuova Domenica del tempo ordinario, il Signore ci invita a vivere con povertà di spirito, accostandoci alla ricchezza della sua grazia e aprendo le porte dei nostri granai. Solo perdendo, acquisiremo. Solo nel dare, riceveremo. E solo quando ci apriremo agli altri, troveremo noi stessi. Ed è dolce e leggero il gesto inaspettato di un amore vero.

Buona Domenica!

Giuseppe

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