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Spider-man e lo sbaglio del troppo entusiasmo

È bellissimo quando si viene chiamati a compiere qualcosa di grande. Ci si sente importanti, voluti e questo ci riempie di entusiasmo. Si ha la voglia di “spaccare il mondo” dalla gioia. “Eccomi Signore, manda me!” grida il cuore, volgendosi verso il Cielo.

Ma cosa fare quando il troppo entusiasmo ci fa compiere gesti sbagliati? Quando il ruolo al quale si è chiamati rischia di “dare alla testa”?

Iniziamo dalla famosa frase tratta dal primo film su Spider-Man:

“Da un grande potere derivano grandi responsabilità” (Zio Ben a Peter Parker)

Partendo da questa citazione, vogliamo proporre una serie di riflessioni che ci sono venute in mente guardando il film “Spider-Man: Homecoming”. Nonostante sia l’ennesima trasposizione cinematografica sull’uomo-ragno, questo film propone un bel percorso pedagogico.

Spider-Man… Spider-Man…

Chi non conosce la storia di questo ragazzo, Peter Parker, morso da un ragno geneticamente modificato? La scoperta delle nuove capacità nate in seguito a questo evento, sconvolgerà la vita di Peter per sempre. Con il potere di tessere ragnatele, il dono di un’amplificata percezione del pericolo, grande forza e agilità, il giovane bimbo-ragno combatte il crimine e va in soccorso dei più deboli.

Il personaggio di Spider-Man si inserisce nell’UCM (Universo Cinematografico Marvel), attraverso il film “Civil War”. Qui vediamo un giovanissimo Peter Parker ancora quindicenne, alle prese con un’inaspettata chiamata da parte di Tony Stark, alias Iron Man.

La scelta di coinvolgere il ragazzo dai poteri speciali nasce dalla lungimiranza di Stark. Vedendo su YouTube vari video delle sue imprese eroiche, Tony si mette alla sua ricerca e riesce a rintracciarlo. Peter viene chiamato a compiere una delicata missione in Germania. Però, prima di partire, Tony pone una domanda al ragazzo:

Tony: “Perché lo fai? Devo sapere. Il tuo modus operandi. Cosa ti fa alzare dal letto la mattina.”

Peter: “Sono sempre stato normale e ho questi poteri da sei mesi. Leggo libri, assemblo computer e mi piacerebbe giocare a football, ma non potevo prima e non posso adesso.”

Tony: “Certo. Perché sei diverso.”

Peter: “Esatto. Ma non posso dirlo a nessuno, perciò non lo sono. Senta, quando si riesce a fare le cose che faccio io, se non le fai e poi succedono cose brutte… succedono per causa tua.”

Questa risposta è il frutto della consapevolezza di Peter riguardo le sue responsabilità. Chi non è chiamato a dare quello che può per rendere il mondo un posto migliore? È vero che non abbiamo super-poteri, ma abbiamo dei talenti, delle qualità uniche.

E questa consapevolezza dei talenti deve generare in noi un forte senso di responsabilità. Cosa posso fare per migliorare gli ambienti attorno a me? Quali sono le capacità che posso sfruttare per servire gli altri?

In segno di fiducia, Tony fa dono a Peter di un costume. Non un abito qualsiasi, ma una vera e propria “armatura” tecnologica, munita di svariati strumenti utili per compiere la sua missione.

L’entusiasmo, l’attesa e il volere di più

Spider-Man: Homecoming si apre con il ritorno di Peter dalla Germania. Pieno di gioia, Peter torna a casa consapevole di aver guadagnato la fiducia di Tony Stark. Questo lo fa sperare di essere ulteriormente contattato per una nuova missione, ma Tony lo esorta a restare in attesa, dando priorità a ciò che aveva lasciato a New York: casa, scuola, studio e amici.

Per il nostro piccolo eroe tornare alla routine quotidiana non sarà un’impresa semplice. Come tornare alla realtà dopo aver vissuto un’esperienza così forte? Dopo aver combattuto con gli Avengers, una squadra di super-eroi, Peter comincia a vivere con distrazione le relazioni e gli impegni presi.

Il sogno di Peter è diventare un Avenger e, finita la scuola, si dedica a girare per la città alla ricerca di qualcuno da salvare. Ma cosa c’è da salvare in un piccolo quartiere di New York? Un gatto su un albero? Una vecchietta che deve attraversare la strada? Una bicicletta rubata da recuperare? È questo fare il supereroe? Essere un amichevole Spider-Man di quartiere?

No! Lui è Spider-Man! Con i poteri che ha può fare cose straordinarie, invece di semplici cose ordinarie. E questo genera in lui un’impazienza tale che lo farà cacciare nei guai. Nel tentativo di catturare dei trafficanti di armi potenzialmente pericolose, il nostro bimbo-ragno combina dei seri danni, rischiando anche la vita.

Grazie al tracciatore inserito nel costume, Tony interviene, salvandogli la vita. Questo però non risparmia al ragazzo una bella lavata di capo. Stark non vuole che Peter si infili in affari che ancora non gli competono, soprattutto alla luce del fatto che non ha ancora molta esperienza.

Tony: “Devi stare con i piedi per terra! Sviluppa le tue capacità con la gente comune. Non puoi essere un amichevole Spider-Man di quartiere?”

Peter: “Ma ormai sono pronto per molto di più!”

Tony: “No! Non lo sei!

Sembra quasi un dialogo tra padre e figlio, dal quale emerge un aspetto fondamentale: quando siamo bravi in qualcosa, non ci piace essere richiamati. Purtroppo, non basta avere talento per sentirsi arrivati. E non basta essere chiamati a qualcosa di grande per essere qualcuno. Bisogna sempre rimanere umili e ascoltare chi ne sa più di noi. Crediamo che questo sia un insegnamento valido in qualsiasi campo: lavorativo, parrocchiale, familiare, sportivo, scolastico, ecc. Ma perché reagiamo male ai richiami altrui?

Ecco una valida motivazione: il troppo entusiasmo, per quanto sia positivo, rischia di farci perdere la testa. Chiunque porta una maschera, un costume con tanti strumenti da usare in maniera responsabile, ma non possiamo sentirci superiori agli altri solo perché CI riteniamo migliori.

È chiaro che Peter non ha cattive intenzioni in ciò che fa. Ma se sconfiggere il crimine significa mettere in pericolo la vita di altre persone per la sua incoscienza, non può lamentarsi se ad un tratto gli viene tolto ciò che ha ottenuto.

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