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Santissima Trinità: 3 parole da ricordare

Quando si tratta di parlare del mistero della Santissima Trinità, non si sa mai di preciso da dove iniziare.

Come cristiani, sappiamo che la nostra fede si basa su quel Dio che ha creato tutto: l’universo, la terra, il cielo, il mondo vegetale, gli animali e l’uomo, culmine di tutta la creazione. Dio ha rivelato se stesso, incarnandosi nella storia dell’umanità. 

Quel Dio che ha promesso ad Abramo una discendenza dalla moglie Sarah (Gen 17,3-8). Che ha chiamato Mosè attraverso il roveto ardente (Es 3,1-8). Che ha liberato il popolo di Israele dalla schiavitù d’Egitto (Es 13,17 – 14,31), donandogli la sua legge sul monte Sinai (Es 19,10).

Quel Padre che ha donato il Figlio come sacrificio di salvezza per l’umanità (Gv 3,16). Quel Figlio che ha mostrato il vero volto del Padre, che ha riscattato coloro che erano schiavi del peccato, attraverso la sua vita, morte e resurrezione.

È quello Spirito che in principio aleggiava sulle acque durante la creazione (Gen 1,2), che soffiava ad Elia come brezza leggera (1Re 19,12) e che ci è stato dato come consolatore. È quella grazia che si è fatta strada attraverso il sì d’amore di Maria (Lc 1,38) e che, come un vento gagliardo, ha dato inizio alla vita della Chiesa, tramite gli apostoli scelti da Gesù (At 2,1-13).

Trinità divina. Un Dio in Tre Persone, unite in una continua relazione d’amore reciproco, della stessa sostanza divina. Il Padre ama il Figlio, il Figlio ama il Padre, per mezzo dello Spirito.

Ma essenzialmente, cosa si ricorda nella Solennità della Santissima Trinità? Vi proponiamo tre parole, che possono aiutarci a comprendere meglio questa realtà: relazione, appartenenza e riconoscenza.

Creati per la relazione

Essendo stati creati a immagine e somiglianza di Dio, siamo chiamati anche alla relazione con l’altro. La capacità di relazionarsi non si acquisisce, ma è insita nell’intimo della natura umana.

Nessun uomo è stato creato per stare da solo. Per quanto a volte sia necessario restare un po’ in solitudine, nessuno può trovare se stesso, se non si relaziona con il fratello che ha accanto.

I rapporti umani possono essere davvero difficili, ma lo stesso Cristo ci esorta ad andare incontro ai fratelli. Non si tratta di seguire un semplice codice morale, ma è un invito a vivere quel mistero relazionale che Dio stesso vive nella sua relazione Trinitaria.

L’eterna comunione che la Santissima Trinità vive, è quel sogno che il Padre da sempre vuole vedere realizzarsi nei suoi figli, divisi e perduti (Gv 17,21). Far tornare l’umanità a quell’armonia che era presente nel giardino dell’Eden, prima della Caduta.

Amare vuol dire appartenere

Ciascuno di noi appartiene a qualcosa o a qualcuno. Come cristiani, è incredibile sapere quante cose meravigliose ci appartengono e, ancora di più, sapere a chi apparteniamo.

Al di là dell’essere stati creati da Dio, fatti a sua immagine e somiglianza, con il Battesimo diventiamo figli di Dio a tutti gli effetti. Figli nel Figlio, otteniamo l’eredità del Regno, diventando così concittadini dei Santi e familiari di Dio, attraverso la Chiesa universale e la comunità alla quale apparteniamo (Ef 2,19-20).

Wow! Se ci pensiamo un attimo, non è straordinario il dono che abbiamo ricevuto? Appartenere ad una famiglia così grande! E questo lo diamo parecchio per scontato. A volte i torti ricevuti, anche nella nostra comunità, ci fanno perdere di vista la bellezza incommensurabile della grande famiglia di Dio sparsa per il mondo.

Ci tornano in mente i meravigliosi ricordi della GMG del 2016 a Cracovia, durante la quale abbiamo potuto sperimentare concretamente cosa significa appartenere alla Chiesa nella sua dimensione globale. Un’unica famiglia riunita da una sola radice: la fede in Gesù Cristo.

La Chiesa è il riflesso di quell’amore Trinitario che è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito. Sta a noi fare il possibile per non rompere questa triplice comunione d’amore: Dio, io e l’altro.

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