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Restare pronti, con la cintura stretta e la lampada accesa

Essere pronti

“In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. 
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro! 
Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».” (Lc 12, 35-40)

Siate pronti. Ecco la parola chiave di questa Domenica. Il Vangelo ci mostra un’esortazione di Gesù, che spesso purtroppo dimentichiamo: non dare per scontata la nostra vita. Siamo convinti che essa sia un continuo godere di piaceri, un continuo soddisfare i nostri egoismi.

Oppure semplicemente ricerchiamo il nostro “stare bene”, ottenendo tutte le comodità necessarie: il lavoro, la macchina, la casa, un buono stipendio… ma la vita non dipende da ciò che si possiede, come ci ricordava il Vangelo di Domenica scorsa.

Oggi Gesù continua questo discorso, affrontando un argomento che spesso allontaniamo o magari esorcizziamo: la morte, o per l’esattezza, il giorno in cui moriremo. Ecco allora una nostra riflessione, alla luce del Vangelo di oggi.

Who wants to live forever?

Chi non ha paura di morire? Spesso siamo portati a non pensare a quando toccherà a noi morire. Pecchiamo a volte di superstizione, cercando di allontanare quel fatidico giorno in cui tutto finirà. È giusto augurarsi di vivere a lungo, ma non bisogna trascurare o banalizzare la morte, perché è grazie ad essa che possiamo dare un nuovo valore alla nostra vita.

Ci sono persone che vivono la vita non curandosi di quando giungerà a termine, arrivando così anche a sprecarla o disprezzarla. E ci sono fratelli che invece devono fare i conti con la morte giorno per giorno, riuscendo comunque a dare valore ad ogni singolo secondo. Questo è paradossale. È la morte stessa che ci permette di valorizzare la vita. 

Essa ci ricorda i principi fondamentali della nostra esistenza: abbiamo una sola occasione e non si ritorna indietro. Ogni secondo è un dono e non va sprecato. Ogni momento può essere l’occasione ideale per cambiare strada, prima che scada il tempo.

Nel momento in cui riconosciamo il nostro limite, ci rendiamo conto che il tempo lentamente comincia a scadere e che non sappiamo quando finirà. Allora comprendiamo quanto la vita sia un dono e che è adesso il tempo di viverla davvero. 

Gesù ci invita a guardare alla morte, riscoprendo il suo valore e ci ricorda che quel giorno, quando arriverà, non sarà uno svanire nel nulla, ma un incontro definitivo con il Padre. È il giorno in cui tutto ciò che abbiamo fatto, detto, pensato e realizzato o no, giungerà al suo culmine con il giudizio d’amore del Padre. E questo vale per tutti, credenti o non credenti, cristiani o non cristiani. Tutti andremo incontro a Dio.

Cintura stretta e lampada accesa

Sono due le cose che il Signore ci suggerisce per imparare ad essere pronti per quel giorno cruciale: avere la cintura stretta ai fianchi e la lampada accesa in mano. 

La cintura stretta è simbolo di lavoro, di sacrificio e di fatica. Ai tempi di Gesù, si era impediti nel camminare se la cintura non era allacciata bene. Solo stringendola, ci si poteva muovere liberamente.

La cintura rappresenta anche il combattimento spirituale. Ognuno di noi combatte la propria battaglia in questa vita, tra le fatiche quotidiane del giorno e le croci sulle spalle da portare. Ma c’è anche la battaglia del cuore. La battaglia di coloro che cercano di camminare sulla via della santità e devono affrontare le varie tentazioni per non lasciarsi dominare dal peccato.

È la buona battaglia, in cui la posta in gioco è sempre alta: la salvezza della nostra anima. È per quello che dobbiamo giocarci il tutto per tutto, in modo da restare nella grazia di Dio. Siamo chiamati a combattere il male, non a subirlo.

Tutta la nostra vita deve ruotare attorno al combattimento spirituale. Se un cristiano smette di combattere è già morto, incatenato nel peccato e dal veleno che ha corrotto il suo cuore.

La lampada accesa è la fede, che deve essere alimentata dalla nostra preghiera e dalle nostre opere. La fede e il combattimento spirituale sono le armi vincenti, se si vuole essere davvero vigilanti come Dio vuole e pronti così ad andare incontro a Lui con cuore sereno, quando quel giorno verrà come un ladro.

Spesso cediamo alla voglia di scrutare il futuro. Ci appoggiamo a presunti maghi, oroscopi e fattucchieri per scoprire quale sarà il nostro avvenire. Ma Gesù distrugge tutto, nel momento in cui ci rivela che quel giorno non lo può conoscere nessuno, se non il Padre. Il futuro appartiene a Lui. A noi spetta vivere il presente.

Essere vigilanti

Cari lettori, il Signore ci chiede di essere vigilanti. Cintura stretta e lampada accesa. Queste sono le armi che dobbiamo tenere sempre a portata di mano. Bisogna imparare ad essere sempre pronti, senza mai dare per scontati la vita e il tempo che ci resta. E se vogliamo iniziare a non dare per scontato nulla, cominciamo a fare una cosa sola: ringraziare.

Buona Domenica

Giuseppe

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