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Qual è la strada per la felicità?

“Dottore, che sintomi ha la felicità?” – Jovanotti

Tutti noi vogliamo essere felici. Ognuno di noi ha nel cuore questo anelito alla felicità ed è in continua ricerca. Ma questa ricerca dove ci porta esattamente? Ci illudiamo che la felicità sia la notorietà, la ricchezza, vivere una vita senza problemi, avere una salute perfetta (ben venga) e possedere qualunque cosa per sentirci davvero appagati.

Ma può bastare tutto questo per dissetare il nostro cuore da quella sete di senso e di amore che portiamo dentro? Qual è la via che conduce a una vita piena? Pensiamoci un attimo… Dopo una vita vissuta avendo dato credito ad ogni desiderio, come sarebbe se per un attimo ci guardassimo indietro e cominciassimo a scoprire che non ci è rimasto nulla? Che tutto è passato via e dentro ci sentiamo solo vuoti?

La domanda è: come fare in modo che questo non accada?

Beatitudini = Felicità!

Le beatitudini non sono strade, ma La Strada che porta alla vera felicità. A questo punto, come possiamo viverle? Bisogna tenere a mente questo: vivere il nostro rapporto con Dio soprattutto con la preghiera, i sacramenti e mettendo in pratica la carità. La grazia di Dio, se glielo permettiamo, è in grado di trasformare il nostro cuore e ci renderà capaci di camminare in pienezza lungo questa strada per la vera felicità! Percorriamo questa via che Gesù ci indica:

“Beati i poveri per lo spirito, perché di essi è il regno dei cieli.”

Essere povero non significa mancare del proprio necessario. Non si tratta di diventare misero in mezzo ai miseri, ma significa condividere in tutte le occasioni tutto quello che si ha e che si è con chi ne ha bisogno, in modo che più nessuno sia bisognoso. Si deve rinunciare all’egoismo, al potere, all’accumulo, all’apparire e all’ambizione. Il povero in spirito sa che tutto ciò che ha è dono di Dio e vive la vita senza morbosità, con un sano distacco che lo rende capace di donarsi agli altri. Quindi non si limita ai beni materiali, ma si mette anche al servizio dei fratelli, rimanendo sempre disponibile per aiutare chi è nel bisogno.

“Beati gli afflitti, perché saranno consolati.”

Coloro che servono per amore sono felici di servire e di fare il bene a chi è nel bisogno, contando sull’aiuto e sul sostegno di Dio. Sono beati coloro che si abbandonano sofferenti alle mani del Padre, che con il suo amore muta la sofferenza in gioia. È sperimentare la consolazione di Dio nei momenti di dolore e sconforto. In quel conforto Dio parla. Egli mai dimentica le lacrime di un figlio nella sofferenza.

“Beati i miti, perché erediteranno la terra.”

I miti sono coloro che hanno il dominio di sé, che sono capaci di restare sereni, benevoli, umili, pazienti e pronti al perdono. Sono coloro che riescono a mantenere il controllo durante le tempeste della vita. Sono capaci di appoggiarsi alla riflessione e alla pazienza, virtù alimentate dalla prudenza e dalla sapienza. La mitezza esclude la superbia, l’arroganza, la collera, l’irritazione ed ogni eccesso emotivo. Ma essere miti non significa accettare la malvagità degli uomini. Essa va smascherata, denunciata e guarita. È necessario saper “combattere” con mitezza: per farlo guardiamo a Gesù, alla sua mitezza e umiltà di cuore.

“Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.”

La giustizia non è da intendere come vendetta. Essere giusti significa saper dare ad ognuno ciò che gli spetta. Coloro che vogliono la giustizia di Dio, saranno pienamente soddisfatti portando pace e agendo da giusti. In questo senso la giustizia di Dio manifesta una giustizia sociale, perché tutti gli uomini sono uguali e fratelli.

“Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.”

Essere misericordiosi vuol dire essere sempre disposti ad aiutare chi ne ha bisogno, a perdonare e ad amare chi commette torti, come Dio stesso fa. Il perdono è una liberazione dal veleno del rancore. Certo, perdonare spesso non è facile e non è una cosa immediata. Il perdono è una strada in salita con cui bisogna fare i conti continuamente. È camminare con le ferite aperte del cuore e riuscire ad andare oltre il dolore che si prova. Solo la grazia può dare la forza di vivere la misericordia, ma se non c’è volontà di perdonare non si possono fare passi in avanti. Dio moltiplicherà la misericordia per coloro che avranno misericordia a loro volta verso i fratelli. Se prevalesse il perdono su questa terra, non esisterebbero più guerre e conflitti.

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