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La preghiera che ci ricorda di essere insistenti e fastidiosi verso il Padre

Alla luce del Vangelo di questa Domenica, ci si potrebbe porre questa domanda: pregare insistentemente Dio, può recargli fastidio a lungo andare? 

Potremmo pensare che Dio abbia troppo da fare per ascoltare le nostre preghiere, richieste e lamentele. In questo modo corriamo il rischio di avere la percezione di un Dio che, a lungo andare, comincia a provare fastidio verso di noi.

“Per quale motivo Dio dovrebbe perdere tempo con me? Cosa ho di diverso dagli altri?” E si molla così il fattore preghiera, credendo di fare la cosa più giusta, camminando senza il suo aiuto per evitargli il nostro fastidio.

Ma Gesù ribalta questa visione distorta, partendo da due semplici parole: Padre nostro. 

Dio è Padre

Se analizziamo bene il testo, possiamo notare come i discepoli di Giovanni che hanno seguito Gesù, cercano ardentemente il modo corretto di pregare. È un esempio per tutti i fratelli cristiani che vogliono camminare mano nella mano con Dio, ricercando la sua volontà. Come pregare? Che parole usare? Come far sì che queste parole funzionino davvero?

La prima parola che Gesù insegna è Padre. È in questa parola la conferma che il cristianesimo non è solo una religione, ma una relazione filiale con Dio. Siamo figli e come figli, abbiamo un Padre. Un Padre di tutti, che ama tutti e ciascuno personalmente. 

In questa preghiera che Gesù trasmette a coloro che lo seguivano, è racchiusa tutta l’essenzialità della preghiera stessa: il ricordo della filialità, la lode, il dono della pace, l’abbandono alla volontà di Dio, la richiesta del necessario quotidiano, il perdono per i fratelli, l’esortazione personale a perdonare, l’aiuto nella tentazione e la liberazione dal male. 

Tutto racchiuso in pochi semplici versi, che purtroppo a volte si recitano meccanicamente e non si vivono. Il dono del Padre nostro è qualcosa di immenso. Esso racchiude tutto.

L’insistenza che non dispiace

Se siamo figli di un Dio che è amore, che ha creato ciascuno di noi come unico e irripetibile, che non smette mai di spalancare il cuore con la sua misericordia, non possiamo esitare nel pregarlo. Dio ha bisogno della nostra preghiera, della nostra risposta al suo amore per noi.

Gesù propone una piccola parabola, il cui protagonista è un uomo che bussa alla porta di un amico per un bisogno improvviso. La sua insistenza è qualcosa di veramente fastidioso, qualcosa che costringe l’amico a scomodarsi, mettendo a soqquadro quello che stava vivendo: un meritato riposo dopo una giornata faticosa.

Gesù fa notare che, nonostante il fastidio, l’amico si alza comunque ad aiutare quell’uomo, soddisfacendo così la sua richiesta improvvisa. Cosa vuol dire? Semplicemente che, al di là dei nostri parametri umani, il Padre non prova fastidio nel venire incontro ai nostri bisogni, ma agisce sempre con cuore spalancato nei nostri riguardi. 

Questo vuol dire che Dio ci concederà qualsiasi cosa gli chiediamo? Non esattamente…

La delusione che allontana

Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. 

Dio non è un distributore di caramelle. Umanamente parlando, interpretiamo questo versetto come se fosse il libretto di istruzioni della lampada di Aladino. 

È vero che dobbiamo insistere, che bisogna chiedere, cercare e bussare, ma non possiamo dimenticare qualcosa di fondamentale: sia fatta la sua volontà. Dio conosce i nostri bisogni, le nostre battaglie e i nostri limiti. Egli è sempre presente nella nostra vita, solo che agisce con parametri diversi da nostri. È qui che la fede entra in gioco. Non si tratta di credere o meno alla sua esistenza, ma di sapersi abbandonare quando si ricevono dei no.

Nel pieno della sofferenza, è difficile credere che Dio voglia il nostro bene. Se Dio può tutto, come mai non si ottiene ciò che si vuole? Che senso ha pregare così tanto se poi nulla arriva? Vero… ma chi ci dice che quello che stiamo chiedendo sia un bene per noi e/o sia destinato ad arrivare subito? E se tutti questi no ricevuti da Dio siano in realtà una strada verso qualcosa di più grande?

Al di là della nostre richieste, Gesù ci esorta a chiedere al Padre il suo Santo Spirito. È alla luce dello Spirito che possiamo andare avanti, cercando di fare quei piccoli passi possibili verso la sua volontà. Ed è lo Spirito che ci conforta e ci ricorda che siamo figli amati. 

Salvati a caro prezzo

Cari lettori, in questa nuova Domenica il Signore ci esorta a riscoprirci figli suoi, a cercarlo senza timore, ad essere “fastidiosi” con le nostre preghiere. Da figli amati e salvati dal sangue di Cristo, come potremmo mai essere un fastidio per Lui? E allora non smettiamo di cercare, di chiedere e di bussare al suo cuore. Il resto lasciamolo fare a Lui.

Buona Domenica!

Giuseppe

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