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Il canto e il coro: un racconto per riflettere (PARTE 2)

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Il canto e il coro

Oramai pica stava con quei nuovi compagni già da alcuni giorni, ma non riusciva a spiegarsi perché tutti lo guardavano con sospettosa diffidenza e gli davano poca confidenza. Li giustificò, dicendosi che quelli erano uccelli molto seri e distaccati, mica confusionari come i ciarlieri pica pica. Ben presto, inevitabilmente, s’innamorò di una sontuosa bellezza di quella specie.

Quando cantavano, sempre si andava a mettere vicino a lei per attirarne l’attenzione con la sua bella voce, ma quella non lo degnava della minima attenzione. Pensò che si trattasse di un suo modo di fare, forse era troppo timida, oppure non voleva darsi a intendere, così, per rompere ogni indugio, s’indusse a confessarle il suo amore. Quella, indignata di tanta impudenza, con fare sprezzante e con la voce alterata dall’ira, lo rimproverò: «Come osi? Brutto come sei, come osi pensare di potermi piacere?».

«Ma io canto come te!», si giustificò accorato.

«Che m’importa, tutti cantano così e tu sei solo brutto da morire», lo gelò senza alcun riguardo, alludendo al solo bianco e nero delle sue povere piume.

Quello fu il primo, duro impatto con quella nuova realtà. La delusione fu cocente, ma volle illudersi che poteva trattarsi solo di un episodio casuale e irripetibile. Ben presto dovette ricredersi. Gli uccelli dalle piume variopinte, dopo aver sopportato per un po’ di tempo, con malcelato disprezzo, la presenza di quello straniero, alla fine decisero di cacciarlo via, perché con quelle povere piume solo bianche e nere gli rovinava le parate.

Pica, ascoltata la decisione, riuscì appena a ricacciare indietro le lacrime, perché non voleva dare a quei vanitosi la soddisfazione di vederlo piangere, ma ne aveva davvero tanta voglia. Poi, guardandosi un po’ intorno, con una stretta al cuore percepì nettamente nel loro atteggiarsi un comune disprezzo verso il suo piumaggio, lo stesso disprezzo che gli avevano mostrato i pica pica quando lo avevano cacciato via perché col suo canto, così diverso dal loro, gli rovinava i cori. Così, in silenzio, volò via verso un ignoto destino.

Per un bel po’ vagò senza meta, come quando il marinaio perde la rotta e si lascia trasportare dalle onde, poi pensò d’andarsi a rispecchiare nelle acque del lago che d’un tratto gli apparve in lontananza, quasi confuso tra il verde scintillio delle piante. Si rimirò a lungo nelle sue limpide acque, ora il petto bianco qua e là chiazzato di sporco, ora la coda nera e biforcuta, ora il capo dal lungo becco aguzzo, ma proprio non riusciva a capire cosa avesse di così brutto.

I pica pica gli avevano rinfacciato la diversità del suo canto con cui rovinava i loro cori, ma mai avevano fatto alcun rilievo sul suo aspetto, questi invece lo accusavano di rovinargli le parate con la sua bruttezza e non avevano niente da ridire sul suo canto. C’era proprio da non capirci niente. Disperato, diede finalmente libero sfogo al suo pianto represso e quando si fu calmato, avvicinandosi il tramonto, volò via dalla riva del lago alla ricerca di un riparo per trascorrere la notte.

Vagò per alcuni giorni in quel bosco sconosciuto senza alcuno scopo e per giunta erano tornati ad assalirlo gli antichi, insani propositi. Tutti gli si accanivano contro senza che desse fastidio a nessuno, anzi cercando sempre di non fare pesare sugli altri la propria presenza. Macché, tanto più si era comportato bene e tanto più era stato maltrattato. Era evidente che la mala sorte l’aveva scelto come suo bersaglio preferito. Tanto valeva chiudere per sempre con quella vita così ingrata.

Continua a pagina 2

2 pensieri riguardo “Il canto e il coro: un racconto per riflettere (PARTE 2)

  1. Un finale amaro, anche se giustificato dal fatto che le relazioni sociali sono importanti. Se Pica fosse stato più sicuro di sè non avrebbe sentito quel senso di inadeguatezza, avrebbe lottato per imporsi al gruppo di pari con il suo essere diverso, senza voler omologarsi a tutti i costi, ma lui è giovane e condizionabile. Solo con la maturità o con dei buoni maestri si impara che non è necessario essere accettati a tutti i costi da tutti, basta appartenere a se stessi. Per arrivare a ciò è necessario lavorare su se stessi e imparare a volersi bene ed accettarsi per poi farsi accettare.

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