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I 3 ostacoli che rendono la preghiera un campo di battaglia

Recentemente abbiamo parlato di quanto sia difficile pregare, soprattutto quando le nostre aspettative non si realizzano e restiamo delusi.

Con l’aiuto di Padre Mike, abbiamo compreso che la preghiera non è una moneta da inserire in un distributore automatico, ma un ponte di dialogo con Dio per chiedergli forza nei momenti più bui della nostra vita.

Non è nostra intenzione mettere in secondo piano la provvidenza di Dio, ma è giusto tenere presente che egli non ci concede sempre quello che vogliamo. Dio sa cosa è meglio per i suoi figli. Sta a noi avere fede in questo.

Detto ciò, possiamo anche introdurre un altro dato certo: la preghiera è una lotta.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma a riguardo:

 “La preghiera è un dono della grazia e da parte nostra una decisa risposta. Presuppone sempre uno sforzo. I grandi oranti dell’Antica Alleanza prima di Cristo, come pure la Madre di Dio e i santi con lui ce lo insegnano: la preghiera è una lotta. Contro chi? Contro noi stessi e contro le astuzie del tentatore che fa di tutto per distogliere l’uomo dalla preghiera, dall’unione con il suo Dio. Si prega come si vive, perché si vive come si prega. Se non si vuole abitualmente agire secondo lo Spirito di Cristo, non si può nemmeno abitualmente pregare nel suo nome. Il « combattimento spirituale » della vita nuova del cristiano è inseparabile dal combattimento della preghiera.” (CCC 2725)

Siamo combattuti nel pregare. Ogni giorno dobbiamo fare i conti con due ostacoli: noi stessi e l’azione tentatrice del diavolo.

Che posto ha la mia preghiera?

Capita di vivere la preghiera come un qualcosa di secondario, inserita nel bel mezzo delle nostre faccende quotidiane, posta allo stesso livello delle altre.

Forse non ce ne accorgiamo, ma questo influisce sulla qualità della nostra vita. Non vogliamo dire che pregare ci evita problemi, periodi tristi,  sofferenze o altro. Ma come possiamo andare avanti, se il motore della nostra anima non ha più benzina?

Pregare significa entrare in lotta con noi stessi. Abbiamo tanti motivi, anche validi, per rimandare la nostra preghiera, ma Gesù stesso ci invita a pregare per non entrare in tentazione. Il motivo principale è quello di rimanere uniti a Dio.

Ognuno ha la propria dimensione di preghiera: la contemplazione silenziosa, la novena, il rosario, la preghiera spontanea, ecc… l’importante è perseverare, anche se stiamo attraversando momenti di sofferenza e rabbia.

Se abbiamo bisogno di gridare a Dio il nostro dolore, gridiamoglielo! È più vera una preghiera fatta anche con rabbia, che una formula mal recitata. Perseverare, ecco perché bisogna lottare contro se stessi. Altrimenti cominceremo a lasciarci andare e risalire sarà poi più complicato.

Il fascino del male che appare come un bene

Altri fattori da considerare, sono le continue tentazioni del maligno. Sappiamo bene che colui che è menzognero e omicida fin dal principio (Gv 8,44) ci odia e ci vuole lontani dall’amore di Dio. Egli fa di tutto per spegnere la nostra fede, tentandoci continuamente.

La tentazione è il desiderio di qualcosa che appare come un bene, ma che in realtà nasconde un male. Quante volte la tentazione bussa al nostro cuore, soprattutto quando preghiamo o vogliamo pregare?

Consideriamo per un attimo le parole di San Paolo, con cui spiega che i desideri della carne sono contrari ai desideri dello spirito.

Vi dico dunque: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare i desideri della carne; la carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste. (Gal 5, 16-17)

È chiaro che quando abbiamo molto, tendiamo a dare più importanza a ciò che è terreno, cominciamo ad avere disinteresse verso ciò che è spirituale. Il maligno sfrutta questa debolezza. Con la tentazione, egli cerca di sminuire le pratiche spirituali. È un canto di sirena, che cerca di ammaliarci per attirarci dentro la sua trappola.

Non si tratta di disprezzare ciò che si ha o ciò che piace, ma di imparare a dare il giusto valore alle cose e a saperle porre al posto giusto.

La preghiera deve avere la priorità nella nostra vita, non possiamo correre il rischio di emarginarla o banalizzarla. È come se un giorno decidessimo di non respirare più, con la convinzione di non aver più bisogno di ossigeno per vivere.

La battaglia della preghiera… distratta

https://youtu.be/Xd1uZxwP8wc

In questo nuovo video, Padre Mike tratta il tema del combattimento della preghiera, raccontando varie esperienze personali che ha vissuto da ragazzo.

Oltre a spiegare i due ostacoli di cui abbiamo parlato, il sacerdote americano introduce un terzo ostacolo: la distrazione.

Chi non si distrae durante la preghiera? Distrarsi è un male? È un peccato? No. Semplicemente accade. Fa parte del limite umano. E cosa fare quando ci distraiamo? Semplice: bisogna riportare, con umiltà, l’attenzione su Dio.

Le distrazioni sorgono per tanti motivi: preoccupazioni personali, fattori esterni, dolori che portiamo dentro e che tendono a bloccarci. Questo non deve spaventarci. A Dio interessa che condividiamo con lui ciò che abbiamo dentro. Non gli importa se siamo impeccabili nella preghiera o nelle pratiche spirituali. Affidiamogli quindi anche le nostre preghiere distratte. 

Dio vuole che gli apriamo il nostro cuore. Se portiamo un peso, condividiamolo con lui, anche con un semplice sguardo silenzioso. Dio conosce meglio di noi ciò che abbiamo dentro e anche se non sarebbe necessario digli qualcosa, proviamoci comunque.

Bisogna pregare lottando contro noi stessi, contro le tentazioni e le distrazioni. Se ogni giorno riusciremo a farlo, anche con poco, avremo ottenuto una vittoria in più per la nostra fede e per la nostra vita.

E voi, cosa ne pensate? Diteci la vostra in un commento!

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