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Giovedì Santo: il significato profondo della lavanda dei piedi

Rileggendo il brano della lavanda dei piedi, mi torna in mente un’esperienza che mi ha profondamente segnato, vissuta qualche anno fa durante un ritiro spirituale.

Parlando degli ostacoli nel cammino di fede, si è arrivati a toccare il tema del rancore, che paralizza la carità verso il prossimo. Per compiere un piccolo passo verso il perdono sono stato invitato, insieme a tutti i partecipanti, a scegliere una persona tra i presenti.

La persona scelta doveva essere, oppure rappresentare, qualcuno che mi aveva ferito o che avevo difficoltà ad amare in quel periodo. Una volta individuata, dovevo farla sedere e compiere lo stesso gesto che Gesù ha compiuto verso gli apostoli la notte prima di morire: lavarle i piedi.

“Caso” volle che fosse presente a quel ritiro anche una ragazza con la quale avevo molta difficoltà a relazionarmi. A distanza di anni mi sono reso conto che in realtà il problema non era lei, ma io. È facile amare il fratello simile a te e disprezzare, invece, quello che magari non rispecchia i tuoi “canoni”.

In quel momento ho capito che il Signore mi stava chiamando ad andare oltre i miei stupidi parametri. Allora ho deciso: con grande fatica mi sono alzato e sono andato da lei. L’ho presa per mano, l’ho fatta sedere su una delle sedie preparate per la dinamica e le ho lavato i piedi. E nonostante io fossi riuscito a compiere quel gesto, confesso di non aver avuto il coraggio di incrociare il suo sguardo per la troppa vergogna.

Il contatto con la pelle sporca, il gesto di asciugarle i piedi e di rimetterle le scarpe sono stati davvero difficili. In quel momento volevo solo scappare. Una volta finito tutto sono giunto a una conclusione: il tempo passato a disprezzarla, l’avevo sprecato stupidamente. E quello che è accaduto dopo me ne ha dato conferma.

Tra le braccia di una nostra amica, lei è scoppiata in un pianto liberatorio, mentre io me ne sono tornato al mio posto. Nessuna sensazione di benessere aveva invaso la mia mente, né il mio cuore. Mi sentivo come se mi fosse passato sopra un treno. Tutti quei sentimenti negativi che avevano inquinato il mio cuore erano stati messi a tacere una volta per tutte grazie a quel gesto d’amore, lasciando in me solo degli strascichi. Alla fine anch’io ho pianto e l’ho abbracciata.

La misura dell’amore…

Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi». (Gv 13, 12-15)

Lavare i piedi gli uni agli altri, come Cristo ha fatto con noi. Lavare i piedi, ridare la dignità, aiutare l’altro a pulire le incrostazioni che si formano nel tempo. Lavarli anche quando l’altro è fastidioso, misero e non se lo merita. Cosa, o meglio, chi può renderci in grado di compiere questo gesto d’amore incondizionato?

L’esempio di Cristo è quello di un Dio che si è fatto uomo, che si abbassa per servire e non per essere servito. Solo quando si parte dal basso e si va verso verso l’altro, si riesce a percepire un senso di pienezza che rende bella ogni cosa.

“Pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce.” (Fil 2, 6-8)

In quella stanza c’era anche uno dei Dodici che, se dovessimo giudicarlo con criteri umani, potremmo dire che non meritava nulla, essendosi comportato da ladro, traditore e assassino. Eppure l’amore di Dio non si è mai fermato davanti ai tradimenti. Ogni peccato è un tradimento. E quindi, chi siamo noi per sentirci superiori a Giuda?

Anche lui è stato partecipe di quel gesto che ha sconvolto tutti i presenti. “Un maestro che lava i piedi ai discepoli? Inammissibile! Solo gli schiavi devono lavare i piedi ai propri padroni! È questo il Re Messia atteso da secoli?”

Tutti erano stati lavati, ma non tutti erano puri, dice la scrittura. Giuda era predisposto a tradire Gesù e quel gesto è stato per lui la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Le sue aspettative infrante sono state terreno fertile per il diavolo. Quando Giuda è andato via era notte e le tenebre avevano preso possesso del suo cuore.

Ma quel gesto scioccante era necessario. Gesù aveva detto che solo dopo ne avrebbero capito il perché (sempre dopo capiamo il perché). Quello era il preludio del dono d’amore totale che, da lì a qualche ora, si sarebbe consumato sul legno della croce. Lavare i piedi segnava l’inizio di una nuova intima comunione con Dio, nella quale la grazia avrebbe ridato all’umanità quell’Eden che aveva perduto da tempo.

Giuda è andato via troppo presto. Se fosse rimasto ancora un altro po’ con il Maestro, chi ci dice che non si sarebbe ravveduto? Eppure Gesù lo amava, nonostante sapesse che lo avrebbe tradito. Ma cosa dovremmo dire degli altri apostoli presenti nella stanza? Erano forse migliori di Giuda?

Non direi proprio. Gesù ha lavato i piedi a tutti. Ha amato indistintamente ogni singola persona che lo ha accompagnato durante l’arco della sua vita. Eppure, dov’erano tutti al momento della condanna e della crocifissione? Che fine hanno fatto tutte le promesse di Pietro sul seguire il Signore fino alla morte?

Ma allora, dove sta la differenza tra un Giuda che tradisce, un Pietro che rinnega e gli apostoli in fuga (tranne Giovanni)? Nell’aver riconosciuto il proprio peccato davanti a Dio, lasciandosi perdonare e amare nuovamente. Ecco l’errore di Giuda: non essere riuscito ad accogliere questo perdono e questo amore.

…è amare senza misura! 

Lavare i piedi ai fratelli significa anche essere luce per chi si trova nelle tenebre. È quel primo passo, difficile da compiere, per andare incontro anche a chi ci ha fatto del male. È l’amore incondizionato verso chi non se lo merita. È il toccare con mano la sporcizia dell’altro, incontrando lo sguardo di Cristo sofferente. È anche chiedere perdono per non essere riusciti ad amare abbastanza.

Ma bisogna anche lasciarsi lavare i piedi dagli altri. Spesso ci chiudiamo verso coloro che intendono aiutarci. Forse per orgoglio, perché non ci sentiamo capiti, non ci fidiamo, oppure semplicemente perché crediamo di non meritare certi gesti d’amore. Tutto ciò può accadere anche nei confronti di Dio.

Ecco il peso e il senso del gesto che Gesù ha fatto quella notte: amare incondizionatamente, senza riserve. Credo che ogni persona abbia alle spalle una storia di debolezze, di ferite profonde e di fragilità.

E, per quanto sia difficile amare certi fratelli, chiunque merita di essere amato. È la nostra sfida più grande, la più semplice e al tempo stesso la più difficile. Ma Gesù ci ha dato l’esempio per eccellenza: il dono della sua vita sulla croce!

Vi auguriamo di vivere il Triduo Pasquale in pienezza, per poi incontrare il Risorto con gioia!

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