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Giochi e baci: una storia per interrogarsi (PARTE 1)

Cari lettori,

nell’articolo di oggi, vi presentiamo una nuova collaborazione con l’autore Giorgio Licitra. Vi ringraziamo per l’interesse suscitato dal suo racconto “Il canto e il coro” (PARTE 1 e PARTE 2) precedentemente pubblicato, il quale ci ha consentito di leggere le vostre significative opinioni tra i commenti. La missione del nostro progetto è anche quella di fornirvi materiali che possano invogliare ad interrogarsi, a verificare il cammino percorso, magari a cambiare prospettiva.

Abbiamo quindi pensato di proporvi un nuovo racconto di Giorgio Licitra, che può tornare utile in particolare a genitori, insegnanti, educatori (ogni categoria è inclusa!) per fare luce su un mondo nel quale talvolta è complesso destreggiarsi, probabilmente perché richiede la massima attenzione: quello dell’adolescenza. “Giochi e baci” è una storia che sa ancora di estate, ma che spinge ciascun adulto a fare il punto sul proprio modo di approcciarsi agli adolescenti, sui modelli di comportamento che indica loro, sulle paure che possono scaturire da tutto ciò.

È così semplice etichettare sbrigativamente i più giovani, giudicandoli sulla base di una visione propria dell’età adulta… ma, davvero abbiamo dimenticato quanto sia difficile approcciarsi alla vita? Quanto possano risultare drammatici quei sentimenti poco conosciuti, che non si è ancora imparato a gestire? Quanto sia facile entrare in conflitto con il mondo intero, perché non ci si sente semplicemente accolti?

Buona lettura!

Giochi e baci

Verso il tramonto, si aggirava per i vialetti del parco giochi alla ricerca degli amici che vi aveva lasciato l’anno  precedente, quando, sul finire dell’estate, i suoi genitori erano rientrati in città per riprendere il lavoro e lui per cominciare il triennio della scuola media. Come al solito non li aveva salutati, ma se li ricordava benissimo quando, allegri e accaldati, si alternavano sullo scivolo con la corda e poi andavano a rifugiarsi dentro la casetta sopraelevata, spingendosi e urtandosi per entrarci tutti.

In fondo al vialetto, all’ombra del platano, vide una ragazzina e una bambina discutere animatamente. Si diresse verso di loro e subito riconobbe la bambina. Era Anna, la sorellina di Marina. Non riconobbe, invece, Marina nella ragazzina che stava discutendo con lei. Poi, in un lampo si accorse che era proprio Marina. Era diversa, non era più la bambina dell’anno prima che ogni tanto, pressata dai genitori, portava al parco la sorella più piccola. Era molto più alta e con le forme da donna già ben accennate. Si salutarono con distacco, come se non fosse già passato un anno dall’ultima volta che avevano giocato insieme nel parco.

«Ciao Andrea!», lo salutò Marina, che invece l’aveva riconosciuto subito, mentre continuava a litigare con la sorella, intestarditasi a voler salire sullo scivolo con la corda.

«E’ pericoloso!», cercava di dissuaderla e quella ad insistere: «Tu l’anno scorso ci salivi!».

«Ero più grande di te!», gridava Marina.

Alla fine tutti e tre, vista l’insistenza della bambina, si avviarono verso lo scivolo con la corda. Andrea l’aiutò a salirvi e la spinse per raggiungere l’altra estremità del percorso.

«Tieniti forte!», le raccomandò mentre la spingeva.

«Ciao!», esclamò felice la bambina, mentre la rotella scorreva veloce sulla fune.

«Deve sempre vincere lei!», imprecò stizzita Marina.

«Dopo spingo anche te», disse Andrea per farsi perdonare.

«Io non ci salgo su quel coso!», rispose risentita Marina.

«Io neanche», si associò subito Andrea.

Anna fu contenta di fare ben tre giri di seguito, spinta da Andrea.

«Ora basta!», intimò Marina, vedendo che voleva essere ancora spinta.

Nel frattempo, come per incanto, si era materializzato il resto della compagnia: Mariangela, Giulia, Guido, Alberto, Giovanni e per ultima Rosanna. Erano spuntanti dai vari vialetti laterali, aggiungendosi al gruppo. Mariangela e Guido, appena scesa Anna, salirono subito sullo scivolo, mentre gli altri rimasero a chiacchierare seduti sulla panchetta di fronte.

«Hai il raffreddore, con questa voce da chioccia?», Marina chiese ad Andrea, ridendo.

«No!», rispose quello sorpreso.

«Allora perché hai questo tono così soffocato?», insistette sfiorandosi la gola, ben sapendo di cosa si trattasse.

«Ho sempre lo stesso tono!», rispose stizzito Andrea.

«Che sciocco! Non ti accorgi che stai diventando uomo?», rise maliziosa la ragazzina.

Andrea arrossì fino alla punta delle orecchie, non sapendo cosa rispondere.

«Siamo sempre fidanzati come l’anno scorso?», continuò quella, sempre ridendo.

Andrea non aveva ben chiaro questo particolare. Ricordava che l’estate precedente, vedendoli sempre insieme a raccontarsi delle cose, alcuni del gruppo si erano messi a dire, per prenderli in giro, che lui e Marina erano fidanzati, ma la cosa era finita lì. Lo scherzo non aveva avuto un seguito e loro non ci avevano più fatto caso.

«Siamo sempre fidanzati», rispose per sentirsi all’altezza della situazione, pensando che volesse riprendere lo scherzo dell’estate precedente.

«Allora vieni con me?», disse, alzandosi e prendendolo per mano.

«Che vuoi fare?», chiese Andrea, alzandosi anche lui per seguirla.

«Appartiamoci un pochino», spiegò quando si furono allontanati dal gruppo, avviandosi verso la casetta sopraelevata in fondo al viale, dove non vi era anima viva. Salirono i pochi gradini e si sedettero all’interno, occupando quasi tutto lo spazio.

«Me la ricordavo più grande», disse Andrea, mentre Marina si avvicinava a lui per baciarlo.

«Possono vederci!», cercò di ritardare la cosa.

«Siamo fidanzati ed è normale baciarci», disse la ragazzina, aggiungendo: «E poi è già buio e qui dentro non ci vede nessuno».

«Quelli là lo sanno e ci prenderanno in giro», disse Andrea, alludendo agli amici rimasti seduti sulla panchina.

«Chi se ne frega!», disse Marina, iniziando a baciarlo sulla bocca.

Andrea non sentì niente sulle labbra e il sapore salmastro della saliva di Marina, mescolato all’odore di cibo, gli diedero fastidio. Si baciarono per un bel po’ e poi, con i musi arrossati, ritornarono dagli altri tenendosi per mano. Contrariamente a quello che aveva pensato Andrea, nessuno fece commenti al loro apparire.

Continua a pagina 2

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