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Giacomo e la superbia nella vita

Castle of cards

Tante volte ho immaginato la mia vita come un castello di carte, in cui ogni carta è un pilastro fondamentale che sostiene tutto il resto. Ci sono stati periodi in cui ho creduto di vivere una vita perfetta, fatta di amici, famiglia, lavoro, salute e tante altre cose. Attimi in cui mi sembrava di aver trovato la felicità piena, senza più il bisogno di chiedere altro. 

Ma non è stato così. Può capitare che il castello che per anni si è costruito, tutto ad un tratto subisca il crollo delle proprie mura o, addirittura, delle fondamenta. Chi non ha mai vissuto un momento del genere? Come un fulmine a ciel sereno, ci si ritrova a fare i conti con una profonda amarezza e con la sensazione di aver perduto qualcosa che non tornerà più.

Noi progettiamo, facciamo sogni, ci poniamo obiettivi, vogliamo realizzarci nel lavoro, avere famiglia, salute e qualsiasi altra cosa ci faccia sentire veramente felici e appagati. Il nostro castello ideale! Quel luogo bello, sicuro e protetto, in cui potersi accasare e godere di ogni bene ricevuto.

Eppure Giacomo ci esorta a stare attenti. Non possiamo dare per scontato ciò che siamo e ciò che abbiamo, lasciando che la superbia invada il nostro cuore. È un po’ come nella parabola dell’uomo ricco:

“Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: «Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse -: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!». Ma Dio gli disse: «Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?». Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio». (Lc 12, 16-21) 

Basterebbe un soffio, un leggero tocco, per far crollare tutto. I motivi possono essere tanti: un errore nostro o di qualcun altro, oppure semplicemente (la parte più difficile da accettare) qualcosa che non dipende dal nostro controllo. Ma, per quanto un castello possa crollare, non è mai la fine. A volte, certi crolli sono necessari per costruire mura ancora più forti. La vita è davvero misteriosa e imprevedibile.

Ma, se la vita è così imprevedibile, fragile e precaria, come possiamo affrontare ciò che verrà?

Se Dio vuole… faremo

Per mia esperienza personale, solo quando ho riscoperto la fede ho iniziato ad ottenere vittorie. Non parlo di una fede fatta di emozioni o sensazioni, ma di vivere in un continuo e vero abbandono a Dio. Di costruire il castello della propria vita sulla roccia. È questa la radice che fa la differenza.

Giacomo ci esorta a non dare per scontato ciò che viviamo. Esso è un dono, non una semplice conquista personale. Ogni cosa ci è stata data come segno dell’amore del Padre nei nostri confronti. Per questo non possiamo cadere nel peccato della superbia nella vita: il desiderio continuo di autosufficienza, che ci mette nell’ottica di quell’uomo ricco. 

Bisogna vivere l’adesso, pensando al futuro in maniera diversa e con uno spirito nuovo. A differenza di coloro che vivono nella paura del domani, Giacomo si rivolge anche a chi in realtà vede il futuro con troppa superficialità. È la chiamata a distaccarsi leggermente dalle proprie idee e dai propri progetti, riuscendo a vivere il tutto nell’ottica evangelica che Giacomo suggerisce: se Dio vorrà, faremo.

È imparare a vivere la povertà di spirito, quella povertà che Gesù stesso propone come prima Beatitudine nel Discorso della Montagna (Mt 5, 3). Quel sano distacco interiore che ci fa tenere le mani aperte come i mendicanti, nonostante la nostra ricchezza. La consapevolezza che ogni cosa viene da Lui e che Lui dobbiamo ringraziare. È la fatica nel percorrere la strada dell’umiltà. 

È ciò che ci prepara al prossimo crollo e che ci fortificherà. Solo così saremo in grado di rialzarci più facilmente, soprattutto se sceglieremo di costruire la nostra casa sulla roccia.

E per quanto riguarda i nostri sogni infranti, le nostre perdite e gli obiettivi non raggiunti: mettiamo tutto nelle sue mani. Lasciamo a Dio il lavoro di far emergere un bene dal male e dalla sofferenza che stiamo vivendo. Solo lui è in grado di farci passare dalla croce alla Resurrezione!

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