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Genesi: scienza… O fede?

Il racconto della Genesi si apre con il versetto: “In principio Dio creò il cielo e la terra.” Non ci vengono mostrate le modalità della creazione. L’autore sacro riporta questo principio: la creazione ad opera di Dio è divisa in sette giorni, la cui narrazione segue uno schema sempre uguale. Il numero sette è fortemente simbolico, nella mentalità ebraica indica la pienezza, la perfezione delle opere di Dio. 

Nei primi tre giorni, il processo creativo di Dio determina la separazione:

  • Della luce dalle tenebre;
  • Del cielo dalle acque;
  • Della terra dagli alberi, dalle acque e dagli animali.

Subito dopo, Dio crea gli ornamenti di questo creato:

  • La luna, il sole e le stelle;
  • I pesci e gli uccelli del cielo;
  • Gli animali selvatici, le bestie e i rettili.

Possiamo anche capire dal testo che Dio esiste fuori e al di sopra del mondo. Le cose create derivano da lui ed egli crea senza nessun concorrente, senza nessun aiuto, senza nessun contendente, senza sforzo, liberamente. Dio non ha bisogno di materiali, né di strumenti. Non solo: tutta la creazione è buona, non c’è nessun elemento negativo in essa. Questo accerta che il male non viene da Dio. Riprende infatti il libro della Sapienza:

“Sì, Dio ha creato l’uomo per l’incorruttibilità, lo ha fatto immagine della propria natura.
Ma per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo e ne fanno esperienza coloro che le appartengono.” Sap 2, 23-24

“Davvero l’hai fatto poco meno di un dio, di gloria e di onore lo hai coronato.” Sal 8, 6

Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza…”

Nel vedere di Dio, quello che lui crea è conforme al suo progetto e tra le cose buone create, l’uomo è la più sublime. Dio si compiace di ogni cosa creata: luce, cielo, piante, animali sono “cosa buona”. Solo quando crea l’uomo “Vide che era cosa molto buona” (Gn 1,31). Quando il testo parla di uomo, si riferisce a maschio e femmina, a immagine e somiglianza di Dio. In questo sta la chiamata dell’uomo ad essere rappresentante di Dio nel creato, ad essere testimone di ciò che egli è. “Dio è amore”, dice San Giovanni nella sua lettera, quindi noi siamo creati e chiamati ad essere immagine e somiglianza di Dio, amando come lui ama. “Homo capax Dei”:

CCC 27 “Il desiderio di Dio è inscritto nel cuore dell’uomo, perché l’uomo è stato creato da Dio e per Dio; e Dio non cessa di attirare a sé l’uomo e soltanto in Dio l’uomo troverà la verità e la felicità che cerca senza posa:

La ragione più alta della dignità dell’uomo consiste nella sua vocazione alla comunione con Dio. Fin dal suo nascere l’uomo è invitato al dialogo con Dio: non esiste, infatti, se non perché, creato per amore da Dio, da lui sempre per amore è conservato, né vive pienamente secondo verità se non lo riconosce liberamente e non si affida al suo Creatore” 

Nella Genesi la creazione ha un ordine, infatti Dio crea dal meno perfetto al più perfetto. C’è da rispettare una gerarchia, in cui l’uomo è nel punto più alto della creazione, non allo stesso livello degli animali, delle piante o della pietra. L’uomo è chiamato ad essere custode del giardino del creato ed è chiamato a continuare l’opera della creazione. Il lavoro umano deve essere in funzione di Dio, una cooperazione, una chiamata alla responsabilità e alla corresponsabilità nel mondo. Ma oggi, quanto l’uomo è davvero custode di questo creato?

“Queste sono le origini del cielo e della terra, quando vennero creati.”

A questo punto è importante ricordare che si può tranquillamente credere nella scienza ed avere fede al tempo stesso. Un esempio calzante a riguardo è quello di Georges Lemaître, fisico, astronomo e sacerdote, sostenitore della teoria del Big Bang. La scienza teorizza e mostra come è avvenuta la creazione. Il racconto della Genesi ci fa capire invece il suo perché e cerca di spiegarne il senso, citando Galileo Galilei:

“La scienza ci mostra come va il cielo, la Bibbia ci dice come si va in Cielo.” Galileo Galilei

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