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Eucaristia: dolce presenza a volte dimenticata

Questa Domenica, Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Nostro Signore, la Chiesa ci fa volgere lo sguardo verso l’incredibile dono che abbiamo ricevuto da Dio: l’Eucaristia.

C’è una bellezza sublime in quel pane e in quel vino che il sacerdote consacra in ogni Santa Messa. È una bellezza che si scorge solo alla luce della fede. Agli occhi di un non credente, i cristiani possono apparire come persone che si riuniscono a celebrare un rito fatto simboli e ricordi. Ma in realtà non è così.

È vero che Gesù ha detto: “Fate questo in memoria di me” (Lc 22,19). Ma ciò che viviamo in ogni celebrazione domenicale non è un semplice ricordare, ma un rivivere il mistero della morte e resurrezione del Signore, per lui, con lui e in lui.

Noi crediamo fermamente che quel pane e quel vino sono in realtà il corpo e il sangue di Cristo? Che quel Dio, che si è incarnato nella storia dell’umanità, continua la sua incarnazione in noi attraverso il sacramento dell’Eucaristia? Insomma, crediamo che ogni volta in cui prendiamo la comunione, stiamo ricevendo Dio? O forse anche noi abbiamo ridotto la celebrazione Eucaristica a un rito vuoto e solo simbolico?

Allora ditemi: c’è forse qualcosa in questo mondo in grado di saziare quella fame che l’uomo porta da sempre nell’anima? Dove può trovare la bevanda che è in grado di eliminare quella sete d’amore che lo attanaglia?

La fame di Dio

Nella mia vita, mi è capitato spesso di sperimentare la potenza dell’Eucaristia. Non voglio dire che ho vissuto esperienze mistiche, niente di tutto ciò. Mi riferisco a tutte quelle volte in cui il mio cuore, rapito dalle preoccupazioni del mondo, ha trovato sempre nell’Eucaristia la forza di andare avanti. Ogni volta che mi accosto a lui, rivivo quelle parole che egli ha pronunciato:

Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. (Mt 11,28)

È stata questa la prima promessa che ho potuto sperimentare agli inizi della mia conversione. È stata la scoperta della pace di Dio, che mi ha accompagnato gradualmente verso di lui. In quel periodo della mia vita, per tutta una serie di motivi personali, soffrivo di attacchi di panico, paure immotivate e continue fobie.

Ricordo quella lotta estenuante che è durata quasi un anno: le notti insonni, le paranoie che mi assalivano e che sfociavano in problemi di salute. Avevo dimenticato cosa fosse la pace e la desideravo con tutto me stesso. La cercavo nel materialismo, nella dipendenza e nei calmanti. Ma niente di tutto questo riusciva a rasserenarmi.

Vivere in quella perenne angoscia, mi aveva portato quasi alla disperazione. Credevo che la mia vita fosse finita, che non ci fosse più speranza e che avrei vissuto in quello stato di ansia per sempre. Ma, grazie a Dio e alla sua provvidenza, non è andata così.

Il cuore che riposa in Dio

Ci sarebbero tante piccole vicende da raccontare riguardo la mia storia, ma vorrei soffermarmi su uno in particolare: quella volta in cui ho partecipato ad una Messa in suffragio di un defunto e mi sono sentito particolarmente toccato. Le parole pronunciate dal sacerdote nell’omelia, erano proprio perfette per ciò che in quel periodo stavo vivendo. Com’era possibile? Casualità? Scherzo del destino? Fino a quel momento, tra me e Dio c’era un abisso, eppure quelle parole riuscivano a darmi una speranza. Ho deciso allora di andare a parlare con il sacerdote che avevo appena ascoltato, d’altronde le avevo provate tutte. Cosa avevo da perdere?

Da quando ha parlato con lui, non c’è più stata una Domenica in cui non sono andato a Messa. Com’era possibile che il solo stare seduto in Chiesa durante la celebrazione, fosse in grado di cancellare ogni traccia di angoscia che stringeva il mio cuore? Doveva esserci un motivo.

C’è stato un giorno in cui ho avuto un attacco di panico molto forte. Quando accadeva, era come se tutto venisse amplificato. Le luci, i suoni, le sensazioni, era come se mi soffocassero. Cominciavo a respirare male, con il cuore che batteva all’impazzata e mille pensieri che alimentavano il tutto. In quel momento, l’unica cosa che ho fatto è stata andare in Chiesa, con la speranza che ne sarei uscito più sereno. E così è stato.

Nel momento in cui ho ricevuto la comunione, ho capito che era solo Lui a darmi ciò che da sempre avevo cercato nelle cose mondo: la pace. E tuttora, non esiste altro luogo in cui io riesca a trovare questa pace. Nella mia preghiera, nel rosario, nella confessione e soprattutto nella Santa Eucaristia, riesco a incontrare quel Dio che è Pace.

Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. (Gv 14,27)

È vero che al mondo esistono tecniche di rilassamento per ritrovare il proprio “benessere” fisico e mentale, ma la pace di Dio è un’altra cosa. È quell’abbraccio silenzioso del Padre che avvolge il cuore.

E finora, che sia attraverso la comunione, oppure in adorazione al Santissimo, non c’è mai stata una volta in cui io non sia tornato a casa rigenerato. So che non bisogna attaccarsi alle sensazioni, perché Dio agisce al di là di esse. Ma sono sicuro che anche quando non ho sentito assolutamente nulla, il Signore ha operato comunque dentro di me nel silenzio. Per questo rendo grazie a Dio per il dono dell’Eucaristia.

Dolce presenza

Alla luce di questo, come si può ricevere con superficialità il Corpo di Cristo? Come si può banalizzare la dolce presenza di Gesù in quel pane e in quel vino? Ripeto: non è un ricordo quello che celebriamo ogni Domenica, ma un rendere grazie a Dio per quest’amore infinito e sempre presente. D’altronde la parola Eucaristia significa proprio “rendimento di grazie”.

Cari lettori, in particolare questa Domenica, è importante che riscopriamo ancora una volta il centro di tutta la nostra fede: Gesù Eucaristia. Tutta la Chiesa ruota attorno a questo sublime Sacramento.

Sono tante le testimonianze dei Santi di ieri e di oggi che hanno amato Gesù nel Santissimo Sacramento. Sono le storie di coloro che hanno saputo mettere al centro lo stare vicino all’Amato. Fratelli e sorelle che hanno trasmesso la bellezza dell’adorare Dio, in quel piccolo e fragile pezzettino di pane. Il pane spezzato ci ricorda la matematica dell’amore, di cui lo stesso Vangelo di questa Domenica ci parla: bisogna con-dividere per poter moltiplicare (Lc 9,11-17). Questo è il cibo di vita eterna che ci trasforma, trasfigura, che sazia, dà vita, forza, grazia, gioia piena e Pace!

Accostiamoci allora con cuore affamato di Dio e gustiamo la sua dolce presenza nella mensa Eucaristica. È vero che abbiamo tante preoccupazioni che continuamente ci distraggono. Però, proviamo per un attimo a metterle da parte, gettando tutto ai suoi piedi. Avviciniamoci a Lui con una sola intenzione: accoglierlo dentro il nostro cuore. Lui farà il resto.

Buon Corpus Domini a tutti!

Giuseppe

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