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E tu, puoi provare di essere davvero cristiano?

Da cattolici, ci rendiamo conto di quanto sia difficile mantenersi coerenti nel cammino di fede. Quale cristiano non cade nel peccato, continuando a farne esperienza? Da questo punto di vista, noi cattolici siamo sempre sotto giudizio da parte degli altri. Basti pensare a tutte le volte in cui, per un niente, veniamo accusati con frasi del tipo: “Menomale che andate in Chiesa”, oppure “Predicate bene e razzolate male”.

In alcuni casi magari ce li meritiamo determinati giudizi, ad esempio quando si adottano certi linguaggi da “santa inquisizione” sui social. Oppure quando palesemente non si vive in maniera coerente al messaggio evangelico. Ma, come reagiremmo se venissimo accusati in tribunale del reato di essere cristiani cattolici?

È una realtà che ci sfugge di mano. Pensiamo a tutti i nostri fratelli che subiscono la persecuzione religiosa. Da un certo punto di vista, ci sarebbe da vergognarsi nell’ammirare il coraggio con cui confermano la loro fede in Gesù Cristo, anche rischiando la vita. Ma noi non siamo in pericolo di morte… allora come mai non abbiamo neanche la forza, ad esempio, di ringraziare il Signore prima di un pasto tra amici?

La persecuzione ci fa paura, questo è sicuro. Il giudizio degli uomini ci mette in allarme e ciò influenza le nostre scelte. L’uomo ha dentro di sé un profondo desiderio di accettazione, che pensa di colmare cercando l’approvazione altrui.

Dobbiamo tenere a mente che, nel vergognarci, facciamo un torto a noi stessi e a Dio, mostrandoci semplicemente ipocriti. Se crediamo, perché intimorirci? Al mondo c’è chi ha fede nelle entità più disparate e non se ne rammarica. Perché vergognarci proprio del nostro Dio che ci ama?

Processo alle intenzioni

Di recente, insieme ai giovani della nostra parrocchia, abbiamo affrontato il tema del giudizio degli uomini e della coerenza cristiana. I ragazzi sono stati invitati a ricreare un processo simile a quello proposto nel video “Prove”, in cui la giovane protagonista viene accusata del reato di essere cattolica.

Ci siamo divisi in due gruppi: accusa e difesa, all’interno dei quali sono stati individuati i rispettivi avvocati e testimoni. Abbiamo poi fornito ai ragazzi un breve profilo biografico dell’imputato, in modo da poter studiare il caso.

Il file seguente contiene un esempio di profilo dell’imputato. Clicca qui per scaricare.

Come possiamo vedere, il testo riporta una serie di fatti, che lo presentano come un cristiano praticante, ma evidentemente anche ipocrita. I ragazzi lo assolveranno oppure lo condanneranno per il reato di essere cattolico?

  • Innocenza = mancanza di prove che attestano il suo essere cristiano.
  • Colpevolezza = presenza di prove che confermano il suo essere cristiano.

Dopo aver studiato il caso in separata sede, il processo ha avuto inizio. Gli avvocati di accusa e difesa si sono alternati nell’esporre le loro ragioni, grazie anche all’aiuto dei testimoni. Una volta concluso il dibattimento, la giuria (composta sempre dai ragazzi) si è ritirata per produrre il proprio verdetto, opportunamente motivato. Infine, il giudice ne ha dato lettura e ha pronunciato la sentenza finale.

Qualunque essa sia, non è importante ai fini della dinamica. Terminato il processo, i partecipanti hanno condiviso le loro impressioni sull’attività proposta. Abbiamo poi lanciato la nostra provocazione: “E se foste voi sotto accusa, quali prove potreste fornire della vostra fede?”. La visione del corto “Prove” è stata consequenziale.

Siamo giunti insieme a una conclusione: per quanto si possa credere in Dio, pregare con costanza, partecipare alla Santa Messa, confessare regolarmente i propri peccati, ecc… tutto ciò non basta per definirsi cattolici. Ovviamente sono tutti aspetti importanti, che devono essere curati nella vita di fede, ma la differenza la fa una cosa sola: la carità. Questa è la vera prova necessaria.

La fede senza le opere è morta

Vedete che l’uomo viene giustificato in base alle opere e non soltanto in base alla fede. Infatti come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta. (Gc 2, 24. 26)

San Giacomo è chiarissimo su questo: non possiamo professarci cristiani solo perché crediamo in Gesù Cristo. Siamo chiamati ad essere testimoni concreti della Parola che salva. In un mondo in cui le nostre vite sono sempre più esposte in vetrina grazie ai social, non si può vivere la fede a cuor leggero, senza tenere conto delle azioni che compiamo.

Il giudizio degli uomini è vano, futile e spesso senza pietà. Il nostro sguardo deve essere rivolto al Padre e al suo di giudizio. Menomale che Dio non sentenzia come fanno gli uomini! Dio è misericordia e la misericordia ha sempre la meglio sul giudizio, ma questo non ci dà il diritto di continuare a peccare, sicuri che tanto ci verrà perdonato ogni sbaglio. Assolutamente no.

Alla sera della vita, saremo giudicati sull’amore. (S. Giovanni della Croce)

Alla fine, non saranno i nostri bei precetti rispettati, le nostre mille novene, le ore a pregare e il rispettare in maniera farisaica i Comandamenti, che salveranno la nostra anima. Alla fine di tutto, ci verrà chiesta una cosa sola: ciò abbiamo fatto per gli altri e come lo abbiamo fatto. È la carità che fa la differenza.

Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. (Mt 25, 37-40)

Siamo chiamati ad essere veri, trasparenti davanti agli altri. La nostra vita deve gridare a chi è nelle tenebre che abbiamo qualcosa in più. Dalle nostre mani deve scaturire luce. E per quanto ci spaventi essere perseguitati, non possiamo continuare a tenere nascosta la fede. Questo non significa che dobbiamo cercare le persecuzioni, ma che è necessario almeno mostrarci coerenti di fronte ai fratelli e fieri di essere cristiani.

È necessario lasciarsi plasmare sempre di più dalla fede, fare nostra la chiamata di Dio tutti i giorni. Alla luce di questo, ci farà bene ricordare la domanda:

Se ti accusassero di essere cristiano, troverebbero delle prove contro di te? (Dietrich Bonhoeffer)

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