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Come evangelizzare in modo efficace?

Discepoli, non fanatici…

È importante, quando si evangelizza, non cadere negli errori di Abner: esagerare, annoiare e offendere. Purtroppo Abner non si rende conto che le parole e i mezzi che usa possono produrre effetti opposti. Anziché avvicinare qualcuno a Cristo, lo allontanano. Questo semplicemente perchè evangelizzare non è pronunciare la parola di Dio a ripetizione o sputare sentenze.

È da stupidi atteggiarsi come ossessi con l’intento di mostrare quanto si è bravi nell’andare a Messa, nel rispettare i comandamenti o nel praticare tutte le devozioni di questo mondo. È terribile mostrarsi totalmente insensibili di fronte alla sofferenza altrui, emettendo giudizi inutili o dando “consigli spirituali” per una presunta salvezza dell’anima. Una delle scene che fa davvero arrabbiare è quella in cui Abner cerca di aiutare una ragazza preoccupata per la propria mamma:

Ragazza: «Mia madre domani ha un test per sapere se ha il cancro»

Abner: «Ahi Ahi. Dovrebbe confessarsi»

Ragazza: «Non sono cattolica»

Abner: «Ti conviene cambiare idea. Non è bello morire in peccato mortale»

Questo esempio non è tanto lontano da quello che si vede in giro, soprattutto sui social… Quante volte ho letto sentenze: catastrofi naturali trasformate in punizioni divine, l’inferno assicurato per determinate categorie di persone e molto altro ancora. È questo il modo corretto di evangelizzare? È mettendo davanti la regola da rispettare a tutti i costi, vedendo il diavolo in ogni cosa e disprezzando tutto che si diventa strumenti che avvicinano gli altri a Cristo?

Da quando il fanatismo è una buona cosa? Dove ci ha portato? Dio non vuole fanatici, vuole persone che lo seguano! Santa Teresa di Calcutta diceva che la fede senza amore è fanatismo. Ma è fanatismo anche il troppo zelo per Dio. Non si tratta di non amare Dio sopra ogni cosa, andrei contro al primo comandamento. 

Dobbiamo stare attenti a chi abbiamo davanti. Non possiamo invitare una persona, ancora agli inizi del suo cammino di fede, a partecipare ad esperienze forti, adatte a chi è più “navigato” all’interno della chiesa. Ed è ancora più rischioso quando il diretto interessato non ha ancora sviluppato un proprio adeguato senso critico, rischiando di suggestionarsi e impressionarsi facilmente. Capisco che quando si è in preda all’entusiasmo della fede si è un po’ senza controllo, ma essa non può avere come radici solo le emozioni forti. Pensiamo a quante brutte figure ha fatto Pietro per colpa del suo fervore senza controllo! Questo è ciò che accade a chi ha una fede instabile, in mano al vento.

Proporre, mai imporre…

Spesso mi è capitato di vedere cristiani impegnati nell’evangelizzare i fratelli, arrivando ad imporre loro la salvezza. Quante volte anche io ho fatto questo errore… Il principio non è sbagliato, lo è il modo. Questo troppo amore per Dio purtroppo lo incanaliamo male nei nostri rapporti, rischiando di arrecare danno all’anima di qualcuno. Non è bello sapere che un fratello si è allontanato dalla fede per il comportamento esagerato di qualcuno. Ho visto troppe persone chiudersi a Gesù per colpa di una evangelizzazione errata. E alcuni certe cose non le dimenticano facilmente.

Porto nel cuore bellissime esperienze di evangelizzazione di strada grazie a “Una Luce nella Notte”, un’idea nata dalle Sentinelle del Mattino della diocesi di Verona. Si trattava di serate di evangelizzazione create non tanto per portare chissà quanta gente in Chiesa, ma il cui scopo principale era di allenarci nel testimoniare Cristo ai fratelli senza vergogna. Quello che ho imparato è che la vera evangelizzazione è quella che sa approcciarsi con comprensione, delicatezza e rispetto verso la libertà dell’altro. Quando cominciamo a forzare la mano, abbiamo fallito come evangelizzatori.

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