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“Coco” e la tenerezza dimenticata

Le storie che contano davvero

Ci sono storie capaci di far riscoprire sentimenti dimenticati, autentici, propri, potremmo dire, dei bambini. Sentimenti sepolti dalle fasi della vita e della crescita, che a volte ci impongono di diventare adulti senza sorriso, presi solo dalle preoccupazioni, che non conoscono lo stupore. Ci sono storie capaci di far commuovere… quanto è prezioso tutto questo! È così raro, in una quotidianità spesso fatta di corse, stanchezze, cose da fare, problemi, scadenze. Ecco, il film Disney Pixar “Coco” è una di queste storie.

Lo affermiamo con orgoglio: siamo da sempre fan della Disney! Abbiamo dovuto difendere non poco questa passione, pare che tra gli adulti non sia ammesso guardare i film d’animazione. Una volta una bimba, nella sua spontaneità, ci ha rimproverati: «Ma voi siete grandi, non potete ancora vedere i cartoni animati!». «Qualcosa, forse, ci sfugge», abbiamo pensato. Ciò di cui siamo certi è che molti film Disney hanno qualcosa di meraviglioso da insegnarci. Da qui l’ispirazione per questo articolo: la visione di “Coco” offre diversi spunti di riflessione adatti a tutte le età e facilmente proponibili in ogni ambito pastorale, specialmente nel prossimo mese di Novembre, dedicato alla memoria dei defunti.

Una premessa…

“Coco” è ambientato nel bel mezzo della festa tradizionale messicana del “Dia de los Muertos”, il “Giorno delle Anime”. Ovviamente, non pretendiamo di tenere grandi trattazioni sul tema, ma riteniamo necessario conoscerne almeno gli elementi basilari riproposti nel film, per una sua più completa comprensione.

Nel Dia de los Muertos abbondano danze gioiose, costumi stravaganti, colori sgargianti: si tratta in realtà di una grande celebrazione della vita. Esso si basa sulla credenza che, in occasione del Due Novembre, i membri delle famiglie ormai defunti ritornino a visitare i propri cari. Ciò avviene attraverso la cosiddetta “ofrenda”, ovvero l’altare, che può essere allestito nelle case, ma anche nelle piazze e nei cimiteri. L’ofrenda è il fulcro dell’intera festività: accoglie le anime, le ristora dal lungo viaggio con il cibo e le bevande che contiene, è colma di offerte, candele e fotografie.

Simboli del Dia de los Muertos sono anche le calendule, i cui petali vengono sparsi dai cimiteri alle abitazioni, formando sentieri che guidano i defunti dai propri cari. Infine, per le famiglie che lo desiderano, i festeggiamenti proseguono anche per tutta la notte nei cimiteri, dove si mangia, si suona, si conversa insieme allegramente. È innegabile il fascino di questa celebrazione, non a caso è stata proclamata dall’UNESCO patrimonio culturale immateriale dell’umanità.

Si tratta certamente di una visione molto “consolatoria” dell’aldilà. Le anime dei cari defunti ci stanno sempre accanto, i cimiteri sono luoghi di gioia, la morte stessa non è fine, ma continuazione della vita! È qualcosa di molto diverso da quella concezione buia, paurosa, dubbiosa in cui, umanamente, tendiamo ad incappare quando si parla di morte.

«Ecco la meta a cui tende la Chiesa: è, come dice la Bibbia, la “Gerusalemme nuova”, il “Paradiso”. Più che di un luogo, si tratta di uno “stato” dell’anima in cui le nostre attese più profonde saranno compiute in modo sovrabbondante e il nostro essere, come creature e come figli di Dio, giungerà alla piena maturazione. Saremo finalmente rivestiti della gioia, della pace e dell’amore di Dio in modo completo, senza più alcun limite, e saremo faccia a faccia con Lui! (1Cor 13,12). È bello pensare questo, pensare al Cielo. Tutti noi ci troveremo lassù, tutti. È bello, dà forza all’anima.» Papa Francesco

Il valore del ricordo

“Coco” presenta fin da subito uno scenario molto significativo: una grande famiglia unita, in cui gli anziani sono tenuti in grande considerazione e le tradizioni legate agli antenati profondamente rispettate.

«Abbiamo cucinato queste pietanze ed esposto le cose che amavano in vita, tutto questo lavoro con lo scopo di riunire la famiglia. Far parte di questa famiglia significa esserci nei momenti importanti!», esorta abuelita Eléna, la “nonnina” del protagonista Miguel.

Ma solo quando il bambino si trova a visitare, per una serie di circostanze, la “Terra delle Anime”, allora scopre una verità ancora più profonda.

«Quando nel mondo dei vivi nessuno conserva il tuo ricordo, sparisci da questo mondo. La chiamiamo “scomparsa definitiva”. I nostri ricordi devono essere tramandati da chi ci ha conosciuto in vita, nelle storie che parlano di noi…», spiega Héctor, uno dei personaggi che Miguel incontra nell’aldilà.

Chiaramente, dal punto di vista cristiano, la comunione con i cari defunti non si realizza solo in una giornata specifica, né sono necessari particolari riti o simboli per metterla in atto. Lo strumento più potente per mantenerci vicini a chi non c’è più è certamente la preghiera! Il loro ricordo la alimenta, la rende più reale, ma essi rimangono sempre e comunque vivi in Dio, in unione completa con lui e con i Santi. La memoria dei defunti, della loro storia, dei valori per cui si sono spesi, è guida per il nostro cammino e, alla luce della fede, diventa preghiera. Da qui l’importanza di custodire il tesoro della famiglia, culla di affetti, di cultura, di vita!

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Un pensiero riguardo ““Coco” e la tenerezza dimenticata

  1. Bellissimo e tenerissimo l’articolo su ” Coco ” … condivido il pensiero di ricordare i nostri cari defunti con la gioia nel cuore , consapevoli che , dove sono adesso stanno bene … portiamo dentro di noi il loro ricordo e tutto ciò che ci hanno trasmesso e insegnato arricchendo così il nostro bagaglio di vita .
    Grazie ragazzi .

    P.S. Dimenticavo : ho più di 60 anni e non ho smesso ( né smetterò ) di guardare i cartoni animati …

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