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Perché prendere impegni spirituali, se non riesco a portarli avanti?

Come abbiamo scritto in un nostro articolo sulla Quaresima, questo è un tempo in cui ci viene proposto di uscire da noi stessi, per ristabilire una relazione più forte con Dio e i fratelli. Capita però di dover affrontare questo tempo di grazia con il timore di non riuscire a mantenere gli impegni presi. Cosa fare quindi di fronte alla paura del fallimento?

Innanzitutto, ricordiamoci che conversione significa prendere un’altra strada. Il motivo per il quale prendiamo un impegno, che sia legato alla preghiera, al digiuno o alla carità fraterna, deve essere mosso innanzitutto dalla volontà di rompere determinati schemi. Solo così possiamo incamminarci sulla strada che porta all’arte dell’amore.

«Nel deserto parlerò al suo cuore…»

«In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.» (Mt 4-11)

Il Vangelo di questa Domenica ci mostra Cristo che, mosso dallo Spirito, va nel deserto, dove viene tentato dal diavolo. Il deserto è il luogo del silenzio, dell’allontanamento estremo da ciò che è superfluo e al tempo stesso è il luogo del combattimento spirituale. Prendere la strada di Dio e seguire le sue orme, conduce inevitabilmente all’andare incontro alla tentazione. Questo fa paura, ma se guardiamo Cristo, ci rendiamo conto che la tentazione non è una battaglia persa in partenza, ma un’occasione di vittoria.

Attenzione: non voglio dire che la tentazione vada cercata, né presa alla leggera. Essa è pur sempre una forza che cerca di trascinarci in qualcosa che apparentemente sembra gradevole e bello, ma che in realtà nasconde veleni mortali. Cedere alla tentazione significa cadere nel peccato, nel distacco da Dio e dai fratelli.

Quindi, qual è questa occasione di vittoria? La possibilità di vincerla e di uscirne più forti di prima. Cristo per ben tre volte esce vittorioso dalle tentazioni di Satana: quanti inganni, trabocchetti e ingiustizie ha dovuto affrontare lungo la strada? Fino all’ultimo respiro sulla croce, Gesù ha dovuto combattere contro la tentazione indotta dagli uomini che lo stavano deridendo e crocifiggendo.

«Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso! Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!» (Mt 27,40)

Qualcuno potrebbe dire: «Ok, ma Gesù era Dio. Io sono solo un uomo». Certo, senza dubbio. Ma non stiamo forse dimenticando che Gesù ci ha dato un esempio da seguire e che possiamo metterlo in pratica con le sue forze? Siamo fragili creature, ferite interiormente dal peccato originale, è nella nostra natura tendere al peccato. Ma non è la nostra radice. Non può avere l’ultima parola su chi siamo realmente. Siamo stati creati per amare e non per odiare. Quindi non bisogna scoraggiarsi o giustificarsi. 

Ecco perché questo tempo di grazia porta in sé anche un altro elemento fondamentale: l’incontro con la misericordia di Dio. Non si riesce a portare avanti per quaranta giorni un impegno preso? Niente paura. Provarci e rialzarsi con l’aiuto di Dio. Forse è necessario rivalutare gli impegni presi, oppure scegliere qualcosa di più leggero e portarlo avanti solo per qualche giorno. A volte basta fare piccoli passi per raggiungere la fine del sentiero.

Il cammino del pellegrino

La Quaresima è un viaggio che conduce all’incontro con il Risorto. E come in ogni viaggio, quando si ritorna a casa non si è più la stessa persona di prima. È un continuo gioco di perdite, per arrivare a guadagnare qualcosa di più bello. Per questo siamo chiamati ad attraversare il nostro deserto interiore e andare incontro all’essenziale. Ritrovare la propria radice, al di là dei propri limiti e fallimenti.

Cari lettori, non scoraggiamoci a camminare nel nostro deserto personale. Sì, saremo tentati, però possiamo vincere. Ci mancano forse gli strumenti? E allora, non spaventiamoci della nostra debolezza e lasciamoci trasformare dalla misericordia di Dio. Essa cambia il nostro cuore, non noi!

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