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Dieci anni da quel sì…

Ho difficoltà ad esprimere quello che porto nel cuore in questo momento. Sono passati dieci anni da quel sì che mi ha cambiato la vita e ogni volta mi pongo sempre la stessa domanda: dove sarei adesso, se non avessi permesso a Dio di entrare nella mia vita?

Ed è qui che mi vengono i brividi…

Vuoto esistenziale

Ricordo ancora quella sensazione di vuoto esistenziale che mi straziava l’anima. Quella costante paura che incatenava il mio cuore. Quell’odio verso me stesso e verso il prossimo che mi ha lentamente spaccato. Quella superbia che mi illudeva di essere invincibile, ma che in realtà mi ha solo reso cieco. Le spirali mortali che mi hanno condotto a vari circoli viziosi, che mi hanno avvelenato la mente.

Inutile illudersi… arriva per tutti il giorno in cui la vita ti sbatte in faccia la realtà dei fatti e solo allora cominci ad aprire gli occhi. È stata la consapevolezza del non aver fatto nulla, di aver sprecato solo tempo, che mi ha spinto alla ricerca, la quale ha trovato il suo culmine in qualcosa di inaspettato. Cercavo spessore, un senso, una pace che non riuscivo a trovare nelle cose che avevo conquistato. Ero convinto di avere il pieno controllo della mia vita. Eppure, quanto mi sbagliavo e quanto sono contento di averlo capito!

Non ci si rende conto del peso delle proprie azioni o delle parole dette per istinto. Tutto ha il suo peso e, che ci piaccia o no, ci sono sempre delle conseguenze. Il peccato è perdita di valore e porta inesorabilmente verso l’abisso del nulla. È quel coltello preso in mano con troppa leggerezza, che taglia lentamente il cuore di Dio. E io l’ho tenuto in mano per troppo tempo, giocandoci come se fosse un giocattolo, recidendo anche la parte migliore di me.

“In fondo, che male c’è?”, dicevo… adesso rispondo che c’è quel che lascia: il nulla!

Tre giorni per risorgere

Ci sono voluti tre giorni per aprire gli occhi e scoprire che c’era qualcosa, o meglio qualcuno, più grande di me, che da sempre mi ha amato di un amore immenso. C’è voluto coraggio per scrutare le ferite accumulate nel tempo e affrontare certe paure. L’aver incontrato la misericordia di Dio, ha aperto una strada nuova per me e in me. Ricordo ancora quando sono tornato a casa, grato e pieno di pace, da quell’esperienza chiamata Campo Base. È stato l’inizio di un cammino segnato da prove e incompresioni, tagli con il passato e… tanto perdono.

Come potrei raccontare in poche parole tutte le cose che Dio mi ha concesso? Come posso descrivere tutte le volte in cui la grazia mi ha risollevato dalle tenebre? Come spiegare quell’amore che si è manifestato attraverso le persone che in questi anni mi hanno amato per ciò che sono, spingendomi a migliorare? Come posso dimenticare le tante esperienze che mi hanno permesso di radicarmi ancora di più nella fede?

Solo ringraziando… vivendo nella costante gratitudine. Anche adesso sono grato per tutto ciò che ho e sono felice di poterlo dire ancora una volta. Ed è questa gratitudine che mi spinge a camminare. Essere grati a Dio, come quel lebbroso che torna indietro a ringraziare il maestro per il miracolo ricevuto. Sono pienamente consapevole che tante cose mi aspettano e che il futuro è sempre più un mistero. Ma è questa la bella notizia che mi sostiene da anni: non sono da solo nel camminare.

Lasciare una traccia di luce

Dio è stato sempre presente nella mia vita e, guardandomi indietro, mi accorgo sempre più di essere stato fortunato. È grazie alla mia comunità che posso dire di aver vissuto le esperienze di servizio più belle, che mi hanno plasmato il cuore. Servendo gli altri, soprattutto i piccoli, ho capito che la vita acquista senso solo quando ci si dona. Scrivevo su uno dei miei quaderni:

“Voglio lasciare il mondo più bello di come l’ho trovato. Illuminarlo un po’ con la luce di Dio. Essere portatore di qualcosa di nuovo e farlo per il resto della mia vita. O almeno, ci voglio provare…”.

E sono certo che, nel mio piccolo, qualcosa sono riuscito a cambiarla. So che il merito non è mio, ma della grazia. Nulla avrei potuto fare senza di essa, soprattutto quando mi sono trovato davanti a situazioni umanamente impossibili, che hanno preso una svolta inaspettata. Per quanto i venti possano soffiare contrari, ho promesso con tutto me stesso di mantenere salda la cosa più preziosa che ho ricevuto: la mia fede. 

Controvento

Confesso che tante volte mi sono sentito giudicato, insultato, solo e incompreso. Cercare di vivere il Vangelo, provando a fare la volontà di Dio, ti rende il più delle volte motivo di scandalo, soprattutto nei luoghi in cui ogni cosa ruota attorno all’egoismo, alla cattiveria, alla povertà di valori e alla mancanza di conoscenza. Ci si meraviglia di una persona che non vive in preda agli istinti, che cerca di essere prudente, rispettosa verso tutti, misericordiosa, sincera e che costruisce la propria vita attraverso principi saldi.

Tanti sono quelli che credevo essere miei amici. Eppure alcuni hanno preferito mettermi da parte per ciò che sono diventato. Tante sono le cose che non ho capito della mia vita, ma forse è un bene non ricevere una risposta a tutto. D’altronde c’è un tempo per ogni cosa, anche per i perché che non trovano una risposta immediata. Non credo che anticipare i tempi mi farebbe sentire appagato. Ci sono cose che si devono muovere prima di noi o con noi, per far sì che una risposta arrivi chiara al cuore, soprattutto quando ci si imbatte nella croce della sofferenza.

Sulla mia pelle ho sperimentato anche questo negli ultimi anni. Ho capito cosa vuol dire convivere con qualcosa che influenzerà per sempre la tua vita e con la quale dovrai combattere. Quel dolore fisico mischiato alla paura, che tormenta la mente. Quella sensazione di avere davanti un nemico a volte più grande di te, contro il quale sei destinato a perdere. Solo nell’abbandonarmi alle braccia del Padre, ho trovato la forza necessaria per poter fare ulteriori passi.

L’abbandono nella fede

Recentemente, ho vissuto un periodo di crollo interiore. A causa di varie situazioni dolorose, ho dovuto attraversare giorni pesanti, fatti di notti oscure, angosce, speranze deluse e silenzio da parte di Dio. Mi hanno sempre detto che Dio permette una perdita solo quando ha intenzione di ricambiare con qualcosa di più grande e più bello. E posso confermare che, alla fine, per me è stato così. Nell’inaspettato, il divino ancora una volta si è manifestato, mostrando il suo volto di misericordia, permettendomi così di crescere come uomo e, ancora una volta, in questo rapporto d’amore.

Oggi, a distanza di dieci anni da quel sì che mi ha cambiato la vita, confermo sempre di più che non sono stato mai deluso da Lui, nonostante tutti i momenti in cui ho dubitato. E per questo rendo grazie: rendo grazie alla mia famiglia, alla mia parrocchia, a mia moglie Maria, ai miei più cari amici, alla mia cara amica Deborah e a tutte le persone che hanno condiviso il loro cammino con il mio.

Possa questo Cielo reggere ancora una volta la mia Terra, la mia vita, il mio cuore, per continuare a dire ogni giorno: eccomi Signore, io vengo per fare la tua volontà.

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